Il Fondo Monetario Internazionale

Il Fondo Monetario Internazionale (International Monetary Fund, di solito abbreviato in F.M.I.) è un’istituzione finanziaria internazionale creata a luglio del 1944 a seguito degli accordi di Bretton Woods.

L’organizzazione è il frutto del compromesso fra la posizione esposta da Keynes (in rappresentanza dell’Inghilterra) e la posizione di White (come rappresentante USA) durante la conferenza istitutiva.
Dopo la grande depressione del 1930 e la seconda guerra mondiale, gli stati aumentarono bruscamente gli ostacoli al commercio estero, svalutando le loro monete per competere uno contro l’altro per i mercati di esportazione. Tali comportamenti si rivelarono controproducenti: i volumi del commercio mondiale diminuirono drasticamente

Per arginare questo fenomeno e diminuire i meccanismi protezionistici considerati veri e propri ostacoli tecnici agli scambi, si creò un sistema paritario di cambio generalizzato inserendo come parametro di riferimento il dollaro e ammettendo come fascia dell’1% . La prima attività del Fondo fu quindi assicurare la stabilità dei cambi.

Il FMI è entrato in esistenza formale nel dicembre del 1945, quando i suoi primi 29 paesi membri firmarono l’accordo. L’inizio dell’attività è il 1 ° marzo 1947. Nello stesso anno, la Francia è diventata il primo paese a ricevere prestiti dal FMI.

I membri dell’FMI hanno cominciato ad espandersi alla fine del 1950 e nel corso del 1960, quando molti paesi del continente africano raggiunsero l’indipendenza.

Con la Guerra Fredda però viene limitata l’adesione al Fondo, soprattutto per i paesi nella sfera di influenza sovietica. La situazione muterà solo negli anni ’90 con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 consentendo al FMI di diventare un’istituzione universale o quasi: in tre anni, l’adesione è aumentata da 152 paesi a 172.

Attualmente sono membri del fondo monetario internazionale ben 188 stati; occorre precisare come non possano essere membri del fondo le unioni monetarie ma solo gli stati.

Il Fondo non può adottare una propria moneta in quanto risulterebbe eccessivamente caratterizzante ma utilizza, quale unità di conto, i DSP (diritti speciali di prelievo) ovvero un paniere di monete formato da dollaro, euro, yen e sterlina con variazione giornaliera.
Ogni paese versa al Fondo una quota definita “quota paese” versata per il 25% in valuta internazionale e per il 75% in valuta nazionale. Prevalendo la valuta nazionale ma prestando il Fondo in valuta internazionale, dovrà raccogliere ulteriori risorse ricorrendo anch’esso a prestiti attraverso la sigla di specifici accordi in alcuni casi bilaterali in altri multilaterali.

La quota paese determina quanto il FMI potrà prestare al paese in caso quest’ultimo necessiti di assistenza finanziaria: il Fondo, infatti, non può prestare allo stato, in un singolo anno, una somma superiore al 200% della propria quota paese e il 600% cumulativamente.
In alcuni casi i limiti sono stati travalicati: un esempio fra tutti può essere l’Islanda che in passato ha accumulato un debito fino all’800% del proprio PIL e ha ricevuto aiuti dal FMI oltre i limiti prima citati.

Si noti quindi come l’attività prevalente del fondo sia l’assistenza finanziaria: il pre-requisito è che lo stato si trovi in una situazione di disequilibrio della propria bilancia dei pagamenti e faccia specifica richiesta al FMI attraverso una lettera di intenti. Il governo del paese e lo staff del FMI definiscono il contenuto macroeconomico per riportare gli elementi fondamentali in equilibrio attraverso l’attuazione di manovre economiche correttive.
La risposta del fondo si concretizza nella lettera “stand by arrangement”, un documento contabile che stabilisce come verranno rilasciati gli aiuti.
Questi ultimi resteranno legati alla c.d. “condizionalità incrementale”: si avrà il rilascio della successive transh solo se si avrà l’attuazione delle attività concordate.

Proprio sulla tipologia di attività richieste per l’accesso agli aiuti si pongono alcuni interrogativi.
Fin dagli anni ’80-’90 si applicavano condizioni che determinavano un forte impatto immediato sulla società civile.
Dal 2000 il FMI ha rivisto le proprie strategie attuabili per il risanamento cercando di diminuire l’impatto anche a breve termine, ma l’attuale crisi finanziaria ha determinato un nuovo inasprimento come dimostra ad esempio quanto accaduto in Grecia.

Le prospettive per il futuro sono di modifica delle condizioni richieste per cercare di raggiungere il punto di ottimo fra la solidità del Fondo e l’impatto sulla società civile.

ALESSIA CHIARELLO

Sitografia:

  • http://www.bancaditalia.it/studiricerche/coop_intern/partecipa_org_int/fmi
  • http://www.imf.org/external/index.htm
  • http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Organizzazioni_Internazionali/FondoMonetarioInternazionale.htm

Bibliografia:

  • A. Comba (a cura di ), Neoliberismo internazionale e Global economic governance, Torino, Giappichelli, 2013 (nuova edizione)