Città metropolitane, province, unioni di comuni: quali novità?

I primi giorni di aprile hanno visto divenire realtà una delle novità maggiormente discusse dell’azione del Governo presieduto da Enrico Letta, poi traghettata nel programma di Governo del presidente Renzi: la riforma degli enti locali. Il 3 aprile scorso la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge “Delrio”, numero 1212, divenuto così legge numero 56 del 7 aprile 2014. La presente legge ha per oggetto “Disposizioni su province, città metropolitane, unioni e fusioni di comuni”, andando a incidere su questioni della vita pubblica che toccano da vicino e direttamente i cittadini. Pare dunque opportuno esporre sinteticamente le principali novità introdotte dal provvedimento.

Per quanto riguarda le province, oggi ne esistono 110, compresa la vasta area di Aosta, che è una sorta di “fantasma amministrativo” in quanto le funzioni provinciali sono svolte dalla regione, e le province autonome di Trento e Bolzano, che godono di un particolare regime amministrativo simile a quello delle regioni a statuto speciale. Di queste province, 86 appartengono a regioni a statuto ordinario e 24 alle cinque regioni a statuto speciale (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Sardegna). Preoccupanti risultano però i dati di instabilità che riguardano le amministrazioni provinciali regolate con legge ordinaria: di queste 86 amministrazioni, ben 73 sono commissariate o in scadenza di mandato nel 2014, mentre soltanto 13 sono nel regolare svolgimento del loro mandato (Imperia, Viterbo, L’Aquila, Caserta, Vercelli, Mantova, Pavia, Treviso, Ravenna, Lucca, Macerata, Campobasso, Reggio Calabria). In una situazione così precaria si innesta la legge in questione, volta a riorganizzare e semplificare il quadro delle amministrazioni provinciali ordinarie. Tutte e ottantasei vedono dismessa la loro composizione per organi elettivi e assumono la veste di associazioni di comuni nelle quali i sindaci si riuniscono per decidere sullo svolgimento congiunto delle funzioni precedentemente attribuite alla provincia e assicurare ai cittadini i servizi che, per ragioni dimensionali o economiche, i singoli comuni non sarebbero in grado di fornire. In particolare la legge prevede che tali associazioni si occupino di pianificazione dei servizi di trasporto nell’ambito territoriale di competenza, della costruzione e della gestione delle strade “provinciali”, della gestione dell’edilizia scolastica e del controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale, nonchè della promozione delle pari opportunità.

L’aspetto sui cui la legge punta a incidere maggiormente è il contenimento delle spese delle amministrazioni provinciali e dei costi della politica a queste legati. Con le nuove norme sparisce infatti la giunta provinciale e tutte le cariche (presidente dell’associazione di comuni, consigliere e membro dell’assemblea dei sindaci) verranno svolte a titolo gratuito. Più di settecento assessori smetteranno di esercitare le loro funzioni e verranno eliminati i quasi duemilasettecento consiglieri provinciali che oggi svolgono solamente quella funzione. Secondo i dati del SIOPE (Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti pubblici) elaborati dalla Corte dei Conti, tale operazione consentirà un risparmio annuo di almeno cento milioni di euro.

Un’ulteriore novità è rappresentata dall’introduzione delle città metropolitane, già previste dalla contestata riforma costituzionale del Titolo V risalente al 2001 ma mai venute a esistenza.

La legge in questione individua dieci province che dal 1 gennaio 2015 lasceranno il posto alle città metropolitane: Roma (che avrà un ordinamento a se stante), Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Questi enti, ispirati alle migliori esperienze amministrative a livello europeo e internazionale (si pensi ai casi di Londra, Amsterdam, Barcellona, Monaco), nascono per rispondere alle esigenze di realtà territoriali più complesse delle altre, intervenendo in particolare sullo sviluppo economico e sulla pianificazione territoriale.

Il territorio della città metropolitana coinciderà con quello della provincia omonima; è previsto tuttavia un procedimento di adesione alla città metropolitana per singoli comuni appartenenti a una provincia limitrofa o viceversa, che si conclude con l’approvazione di una legge statale.

Gli organi della città metropolitana saranno: il sindaco metropolitano, figura che coincide con quella del sindaco del comune capoluogo; il consiglio, organo di indirizzo e controllo che approva regolamenti, piani, programmi e ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; la conferenza metropolitana, composta dal sindaco metropolitano e dai sindaci dei comuni della città metropolitana.

  

PROVINCIA

POPOLAZIONE CITTA’ METROPOLITANA (CENSIMENTO 2011)

NUMERO DI COMUNI DELLA PROVINCIA

POPOLAZIONE DEL CAPOLUOGO
Napoli 3 054 956 92 962 003
Milano 3 038 420 134 1 242 123
Torino 2 247 780 315 872 367
Bari 1 247 303 41 315 933
Bologna 976 243 60 371 337
Firenze 973 145 44 358 079
Genova 855 834 67 586 180
Venezia 846 962 44 261 362
Reggio Calabria 550 967 97 180 817
Roma 3 997 465 121 2 617 175

 

La nuova normativa introduce qualche novità anche in tema di unioni di comuni. Vengono infatti ampliate le funzioni da esercitare in forma associata, estese ora a tutte le funzioni fondamentali dei comuni. A queste si aggiungono inoltre altre funzioni, che i comuni possono esercitare ora anche attraverso questo ente (anticorruzione, trasparenza, attività di revisione dei conti, di controllo e di valutazione).

Sono poi incentivate le fusioni di comuni, in particolare tramite l’introduzione di strumenti volti a sostenere il lavoro di sindaci e giunte su territori diffusi. I comuni con popolazione fino a tremila abitanti potranno infatti avvalersi di un consiglio comunale composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e con un numero massimo di due assessori, sempre che queste misure non comportino incrementi di spesa; i comuni con popolazione compresa tra tremila e diecimila abitanti potranno invece avvalersi di un consiglio  comunale composto, oltre che dal sindaco,da dodici consiglieri e da non più di quattro assessori.

Sono infine previsti compiti di riorganizzazione della propria rete periferica in capo alle pubbliche amministrazioni. Ciò deve avvenire individuando ambiti territoriali ottimali di esercizio delle funzioni, non obbligatoriamente corrispondenti al livello provinciale o della città metropolitana. La riorganizzazione avviene secondo piani adottati dalle pubbliche amministrazioni entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge; i piani sono comunicati al Ministero dell’economia e finanze, al Ministero dell’interno per il coordinamento della logistica sul territorio, al Commissario per la revisione della spesa e alle Commissioni parlamentari competenti. I piani devono anche indicare i risparmi attesi dalla riorganizzazione nel successivo triennio. Qualora le amministrazioni statali o gli enti pubblici nazionali non presentino i predetti piani nel termine indicato il Presidente del Consiglio dei ministri nomina un commissario per la redazione del piano.

DARIO DITARANTO

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2 Comments

  1. Matteo

    Buongiorno, articolo molto interessante, non mi è chiaro solo com’è che vengono incentivate le fusioni tra i comuni. Solamente tramite questa diminuzione di consiglieri e assessori?
    E negli altri comuni, invece, assessori e consiglieri rimangono invariati o aumentano?

    1. Dario Ditaranto

      Buongiorno, la ringrazio per il suo intervento.
      Per quanto riguarda l’incentivazione di fusione tra comuni, essa avviene, oltre che tramite alcuni vantaggi in materia di indebitamento dell’ente, principalmente tramite la variazione del numero di consiglieri e assessori; per i comuni fino a tremila abitanti non si tratta però di una riduzione, ma di un aumento, visto il passaggio dalla presenza del sindaco e sei consiglieri a quella del sindaco, dieci consiglieri e massimo due assessori, di cui sopra. In questo modo si cerca di invogliare i comuni di dimensioni inferiori a fondersi tra loro per superare le soglie in questione, perseguendo allo stesso tempo una riduzione del numero di “microcomuni” e un risparmio di spesa (si ricordi il requisito dell’invarianza di spesa e l’assenza di compensi per assessori e consiglieri). Nulla invece è detto per quanto riguarda i comuni di maggiori dimensioni, per i quali deve ritenersi vigente la disciplina attuale: seppur non si ha una diminuzione nell’organico degli enti locali è comunque garantito un risparmio grazie alla suddetta mancanza di compensi.
      Se interessato a ulteriori approfondimenti, la informo che stiamo organizzando una conferenza con oggetto le modifiche del Titolo V previste dal governo Renzi, tra cui quella degli enti locali, che avrà per relatori alcuni professori ordinari della facoltà di Giurisprudenza: un’ottima occasione per risolvere ogni dubbio in materia. Informazioni più dettagliate saranno disponibili prossimamente su questo sito.

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