La Giustizia accessibile: il ricorso diretto di costituzionalità come opportunità per l’individuo di far valere i propri diritti

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“Solo i diritti possono fermare le ingiustizie”- questo è lo slogan scelto in tutto il mondo dai movimenti per i diritti umani per combattere le discriminazioni di genere e le molestie di qualsiasi tipo ai danni delle donne. Non è di questo argomento che voglio parlare in questo articolo, ma questa frase mi è stata da motivo ispiratore per una riflessione ulteriore sui diritti e sulla loro difesa.

Le condizioni mutevoli della realtà portano a un’evoluzione molto rapida delle situazioni di fatto e questo è causa, assai frequentemente, di una scissione netta tra ciò che la legge prevede e ciò che la realtà necessita. In questa situazione di “gap”, tanto più efficaci sono l’intervento della giustizia e l’accesso ad essa, tanto più ci sentiamo tutelati e protetti nei nostri diritti. Al contrario, se l’accesso alla giustizia diventa problematico, complesso e molto articolato, il sentimento di ingiustizia aumenta proprio perché ci si sente sottratti dalla possibilità di soddisfare i propri diritti.

A questo proposito mi piacerebbe approfondire la trattazione di un istituto di giustizia costituzionale a mio avviso molto interessante: il ricorso diretto individuale di costituzionalità.

Esso non è presente nel nostro ordinamento, ma lo troviamo in numerosissimi Paesi del mondo, con diverse caratteristiche peculiari e funzionali al sistema di riferimento.

Il ricorso diretto di costituzionalità è configurabile come un diritto soggettivo , non condizionato e non condizionabile da altri soggetti, riconosciuto dalla stessa Costituzione a tutti i soggetti privati.  Si tratta di un diritto che il singolo può esercitare rivolgendosi direttamente all’organo abilitato alla funzione di giustizia costituzionale se ha subito una lesione, concreta e attuale, di un proprio diritto fondamentale da parte di un potere pubblico.

È chiaro, dunque, come un istituto di questo tipo sia per il singolo profondamente garantista, in quanto egli può ricorrere in prima persona, senza filtri, per lamentare la lesione di un diritto fondamentale per la propria persona. Inoltre si attua così un maggiore controllo sugli atti di diritto pubblico e sulla loro potenziale lesività, diminuendo così la possibilità che il divario tra legge e realtà diventi insostenibile. In uno Stato costituzionale, la tutela dei diritti fondamentali è diventata sempre più un fattore importantissimo sia dal punto di vista dell’aggregazione politico-sociale sia come elemento di legittimazione forte per ogni ordinamento.

Il fatto stesso che esso sia considerato un diritto soggettivo fa si che il ricorso diretto sia una delle forme in cui l’individuo ottiene un più alto livello di garanzia, proprio perché individuo e legge sono messi a stretto contatto. La Costituzione e i diritti da essa tutelati non appaiono come inaccessibili o come “carta morta”, ma vivono perché ad essi l’individuo può rifarsi direttamente, perché non li avverte come lontani da sé.

In Italia il ricorso diretto alla Corte Costituzionale non è mai stato introdotto, ma si è discusso, e si discute tutt’ora, a lungo su un suo probabile inserimento nell’ordinamento costituzionale.

La legge costituzionale 1/1948 disciplina e prevede un ricorso alla Corte Costituzionale di tipo incidentale, cioè spetta al giudice a quo che si occupa del giudizio principale, se ritiene la questione non “manifestamente infondata”, d’ufficio o su richiesta di parte, sollevare la questione di costituzionalità in riferimento a norme che si trova a dover applicare per decidere la causa e che ritiene non conformi al dettato costituzionale.

La posizione del singolo passa attraverso il filtro del giudice di merito, e solo dopo una sua valutazione positiva, può giungere davanti al giudice delle leggi, che si esprime a proposito della fedeltà del testo di legge alle norme costituzionali.

In un simile panorama piramidale, certamente, l’accesso alla giustizia si fa più farraginoso, meno efficace a causa sia dei tempi della giustizia, che dei costi maggiori che comporta.

La dottrina italiana non a caso ha rilevato alcuni profili di criticità del su detto modello. Come prima cosa nel nostro ordinamento infatti l’illegittimità costituzionale di una legge può venire in rilievo solo quando sta per essere applicata al caso concreto e questo comporta un problema di tutela per quanto riguarda l’applicazione dei diritti costituzionali. Questo è il caso ad esempio delle leggi auto-applicative, le quali non richiedono atti di esecuzione per essere fatte valere, dunque verrebbe meno l’intervento del giudice e il conseguente filtro di tutela.

Un’altra critica che può essere mossa nei confronti del giudizio incidentale è che questo preclude la possibilità di agire ed ottenere tutela contro l’inerzia del legislatore.

Le lacune legislative, non dando applicazione a disposizioni costituzionali, ledono diritti costituzionalmente garantiti perché la mancanza di una disciplina articolata e il silenzio della legge creano una situazione d’incertezza, conducendo nella maggior parte dei casi i giudici a quo a colmare queste mancanze facendo ricorso all’applicazione diretta di norme e interpretazioni costituzionali senza rivolgersi alla Corte Costituzionale, proprio per garantire delle posizioni soggettive che altrimenti nella realtà si troverebbero a essere compromesse.

Per queste ragioni si è iniziato a discutere sulla possibilità d’introdurre anche nel nostro ordinamento il ricorso diretto di costituzionalità, sollevando a questo proposito voci favorevoli e voci contrarie.

Già ai tempi dei lavori dell’Assemblea Costituente si era paventata questa ipotesi, ma i lavori furono così travagliati che si decise di glissare in proposito. La legge 1/1948 che prevede il ricorso in via incidentale non ha chiarito poi la questione, poiché non troviamo in essa né un divieto esplicito né tantomeno una specifica disciplina in merito al ricorso diretto.

Gran parte della dottrina italiana ritiene necessario introdurre il ricorso diretto attraverso una riforma costituzionale per dare una più effettiva e piena tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, ritenendo che questi diritti, proprio perché tutelati direttamente dalla nostra Carta fondamentale, necessitino di una tutela adeguata che non può ridursi alla tutela ordinaria.

Tuttavia vi è anche una parte della dottrina che avversa questa soluzione, valutando il ricorso diretto di costituzionalità come motivo di ulteriore sovraccarico del lavoro della Corte Costituzionale che vanificherebbe la realizzazione della tutela.

Malgrado tutto, però, nessuna novità è stata ancora introdotta. Nonostante l’insistenza della necessità di fornire ai cittadini una maggiore tutela nei loro diritti, non si è ancora giunti a trovare una soluzione che soddisfi a pieno.

Tuttavia, per concludere, può essere interessante proporre qualche esempio di altri Paesi europei che invece hanno previsto in Costituzione il ricorso diretto di costituzionalità per il singolo individuo, tra i quali i modelli più interessanti possono essere considerati: il modello tedesco, il modello austriaco e il modello spagnolo.

Il modello tedesco è particolarmente significativo in quanto il 97% dei giudizi della Corte Costituzionale tedesca riguardano proprio i ricorsi diretti individuali. In Germania questo istituto fu inserito in Costituzione successivamente alla sua entrata in vigore, nel 1969. Si tratta di una tutela ampia in quanto ogni persona naturale, cittadino o straniero, titolare di un diritto fondamentale, ha il potere di rivolgersi in prima persona alla Corte per la tutela dei propri diritti contro la violazione diretta e attuale da parte di un qualsiasi atto pubblico (leggi, regolamenti, statuti, leggi di ratifica, sentenze ecc..).  Deve trattarsi, tuttavia, di una lesione concreta, cioè in grado di provocare un pregiudizio nella realtà, attuale, cioè deve esistere al momento del ricorso e non per lesioni future, e deve essere una lesione che riguarda un diritto proprio del ricorrente. Non sono infatti ammissibili ricorsi proposti per lamentare la violazione di diritti altrui, non è ammessa, cioè, la così detta azione popolare.

Il modello austriaco è indubbiamente uno dei più autorevoli per l’importanza della teorizzazione riguardante la giustizia costituzionale che ne sta alla base. In Austria il ricorso diretto individuale nasce come rimedio di tutela per i diritti del singolo lesi dalle decisioni dell’autorità amministrativa, una volta esauriti tutti i precedenti gradi di giudizio. L’idea è che lo Stato debba esigere dai suoi stessi organi, che sono manifestazione della sua volontà, il rispetto dei diritti e della legalità. Vi è, inoltre, un’altra forma di ricorso diretto che dà al cittadino la possibilità di rivolgersi alla Corte Costituzionale per far dichiarare una legge incostituzionale o illegittima in quanto causa di una violazione di un suo diritto. Questo secondo tipo di ricorso è molto raro nella sua applicazione in quanto è difficile che nella realtà una legge, che è per definizione generale e astratta, riesca a ledere concretamente e in maniera puntuale un diritto del singolo.

In ultimo analizziamo il ricorso di amparo in Spagna. Il Tribunale Costituzionale spagnolo è il vertice dei diritti fondamentali ed è in una posizione di supremazia rispetto ai giudici ordinari, i quali non possono modificare le sue decisioni. Il ricorso di amparo è visto come rimedio ultimo per l’individuo per ottenere giustizia, dal momento che egli deve adire prima i giudici comuni, e, solamente se vi è un motivo speciale di rilevanza costituzionale, allora il ricorrente può rivolgersi al Tribunale. Come in Germania è garantita una tutela ampia, in quanto il singolo può impugnare tutti gli atti dei pubblici poteri, compresi quelli del potere giudiziario, ma a differenza di essa in Spagna è possibile proporre il ricorso diretto anche come azione popolare.

 Ci tengo a ringraziare la mia amica e compagna di studi Chiara Chiantaretto per aver contribuito allo studio e all’approfondimento su questo tema. Questo articolo trae spunto infatti da un precedente lavoro di analisi che ci ha viste impegnate entrambe.

 

 ANNALISA CAPPALONGA

BIBLIOGRAFIA 

  • PALICI DI SUNI E., Giustizia costituzionale, UTET, Torino, 2010
  • ROMBOLI R., La Corte Costituzionale nel sistema istituzionale. La Corte Costituzionale del futuro (Verso una maggiore valorizzazione e realizzazione dei caratteri “ diffusi” del controllo di costituzionalità), in Il Foro italiano, 2000,fasc. 2, pag. 38-43.
  • TARCHI R., Patrimonio costituzionale europeo e tutela dei diritti fondamentali: il ricorso diretto di costituzionalità: atti del Convegno di Pisa, 19-20 settembre 2008, Giappichelli, Torino , 2012

 LICENZA FOTO

  • “365/201: That’s right”, foto di Kaytee Riek, licenza CC-BY-NC-SA, www.flickr.com

 

2 Comments

    1. Annalisa Cappalonga Annalisa Cappalonga

      Caro Giorgio,
      grazie per il tempo dedicato alla lettura del mio articolo e per la sua preziosa testimonianza dettata dall’esperienza. Il cammino della democrazia è piuttosto duro e accidentato: come da lei giustamente sottolineato, al di là del riconoscimento formale dei diritti degli individui, si celano, sempre più spesso, nella prassi tentativi di svuotare dall’interno i diritti dei cittadini. Sono profondamente convinta che lo stato di diritto, unito a una buona informazione e partecipazione da parte di tutti noi, siano la risposta più valida per arginare le violazioni dei diritti. Il ricorso diretto di costituzionalità dinnanzi alla Corte Costituzionale è una delle varie proposte avanzate per dare ai cittadini la possibilità di lamentare in maniera più stringente l’aggiramento delle norme costituzionali. Sicuramente non avremmo modo di interrogarci in merito, se, come da lei ricordato, tanti uomini e donne non avessero lottato per donarci la possibilità di farlo; sta a noi continuarne l’opera.
      Grazie ancora per il suo contributo.

      Annalisa Cappalonga

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