ECOMAFIE: quando l’attacco all’ambiente diventa reato

"Día Mundial del Medio Ambiente 2014" di Jacinta lluch valero, licenza: CC BY-SA 2.0, www.flickr.com
“Día Mundial del Medio Ambiente 2014” di Jacinta lluch valero, licenza: CC BY-SA 2.0, www.flickr.com

Era il lontano 1994 quando, per la prima volta, si sentì parlare della parola ecomafie: fu Legambiente a coniare questo termine per indicare tutta una serie di reati compiuti dalle organizzazioni mafiose a danno dell’ambiente e della salute; l’associazione mirava a sollevare l’attenzione pubblica su  specifiche condotte illecite gravemente lesive (abusivismo edilizio, attività di escavazione illecite, traffico e smaltimento illecito dei rifiuti speciali sia pericolosi che non, racket degli animali,  furti e traffici di beni artistici e archeologici) con l’obiettivo di inserirle nel codice penale in qualità veri e propri reati ambientali.

Prima di allora, infatti, non si tendeva a dare a questi comportamenti molta rilevanza, tanto che essi venivano disciplinati a livello giuridico come mere contravvenzioni e non come veri e propri reati.

In questi anni si è discusso a lungo, sia a livello politico che sociale, sulla natura di queste condotte illecite e sui loro effetti. In particolar modo, è emerso come l’allarme sociale generato sia riconducibile alle attività mafiose che ad esse sottendono, poiché denotano chiaramente le modalità e le strategie con le quali le organizzazioni mafiose si infiltrano nel tessuto economico-imprenditoriale e nel mercato, alterandone le regole di funzionamento.

Si tratta di traffici, quali ad esempio quelli riguardanti il mercato del cemento o il ciclo dei rifiuti, che passano in sordina rispetto alle altre attività illecite tipiche delle organizzazioni mafiose, ma che invece risultano per quest’ultime molto lucrose grazie alla loro capillarità, transnazionalità, e per il fatto di essere sanzionate in modo meno severo rispetto ad altri tipi di illeciti.

Questa aggressione ai beni comuni non solo non ha confini geografici precisi, ma tende sempre di più a evolversi in strategie criminali mutevoli e varie, che non si limitano più solo al caso, tristemente noto, del riciclo di rifiuti tossici nascosti sotto terra, ma spaziano fino a coinvolgere il riciclo di denaro in circuiti finanziari internazionali.

Siamo, dunque, di fronte a un fenomeno che ha assunto le sembianze di una vera e propria imprenditoria ecocriminale, che gode spesso dell’aiuto di funzionari pubblici disonesti, i quali hanno favorito i piani delle organizzazioni criminali abbreviando iter, dando agevolazioni in cambio di laute ricompense in denaro e non solo. Infatti è assodato, ormai, che reati ambientali e corruzione siano intimamente legati e connessi l’uno all’altra.

A dimostrazione di ciò, i dati che ci giungono sono alquanto sconfortanti e allarmanti.

Secondo l’ultimo Rapporto Ecomafia del 2014, compilato come di consueto da Legambiente, possiamo prendere nota del fatto che:”SONO 29.274 LE INFRAZIONI ACCERTATE NEL 2013, PIÙ DI 80 AL GIORNO, PIÙ DI 3 L’ORA. IN MASSIMA PARTE HANNO RIGUARDATO IL SETTORE
AGROALIMENTARE: BEN IL 25% DEL TOTALE, CON 9.540 REATI, PIÙ DEL DOPPIO
DEL 2012 QUANDO ERANO 4.173. IL 22% DELLE INFRAZIONI HA INTERESSATO
INVECE LA FAUNA, IL 15% I RIFIUTI E IL 14% IL CICLO DEL CEMENTO. IL
FATTURATO, SEMPRE ALTISSIMO NONOSTANTE LA CRISI, HA SFIORATO I 15
MILIARDI DI EURO GRAZIE AL COINVOLGIMENTO DI NUMEROSI CLAN (BEN 321)…”.

Dati come questi dimostrano come una nuova disciplina legislativa sul tema fosse necessaria e doverosa; di fronte a un fenomeno caratterizzato da un forte dinamismo, l’immobilismo politico e una legislazione che configura tali comportamenti illeciti come mere contravvenzioni, non considerando i costi ambientali, sociali e sanitari, non erano più in grado di reggere e di rispondere al sempre maggiore disagio sociale.

Nel 2013 esponenti appartenenti a varie forze politiche hanno sentito il bisogno di sottoporre alle Camere una proposta di legge al fine di ottenere in maniera ufficiale il riconoscimento di questi danni all’ambiente come veri e propri reati ambientali. Gravi e tristi vicende del nostro tempo, quale ad esempio quella riguardante la cosiddetta Terra dei fuochi, hanno animato e scosso l’opinione pubblica: non era possibile ormai ignorare come questo fenomeno abbia assunto proporzioni tali da devastare intere aree e le vite delle persone che le abitano, le quali si trovano, loro malgrado, a dover scontare gli effetti di colpe a loro non imputabili.

Dopo un iter legislativo alquanto travagliato, in cui il testo del disegno di legge è stato più volte emendato, il 19 maggio scorso esso è stato finalmente approvato in maniera definitiva dal Senato e possiamo dunque annunciare che anni di battaglie per i reati ambientali e per i diritti di tutti coloro che siano stati da essi danneggiati si siano risolti con esito positivo.

Come è stato modificato il codice penale? Come sono disciplinati i singoli reati?

Sono state individuate cinque fattispecie che descrivo brevemente qui di seguito:

Reato di inquinamento ambientale (Art. 452-bis):

chiunque in violazione di norme legislative, regolamentari, amministrative poste a tutela dell’ambiente cagioni una compromissione o deterioramento rilevante dello stato del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria, dell’ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna selvatica, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000.

Le pene sono aumentate in caso di area protetta.

Reato di disastro ambientale (Art. 452-ter):

chiunque, in violazione di norme legislative, regolamentari o amministrative poste a tutela dell’ambiente, causi disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Causano disastro ambientale “l’alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema o l’alterazione la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, ovvero l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l’estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.”

Le pene sono aumentate in caso di area protetta.

Delitti colposi contro l’ambiente (Art. 452-quater):

Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpa, anziché per dolo, quindi in maniera non intenzionale, le pene previste vengono ridotte.

Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (Art. 452-quinquies):

citando puntualmente il testo di legge “è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque, abusivamente o comunque in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene o trasferisce materiale ad alta radioattività. Alla stessa pena soggiace il detentore che abbandona materiale ad alta radioattività o che se ne disfa illegittimamente.

La pena è aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento della qualità del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria, dell’ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna selvatica. Se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.”

 

Impedimento del controllo (Art. 452-sexties):

La legge prevede la reclusione da sei mesi a tre anni per “chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti”.

 

Per concludere l’esame, seppur sintetico della disciplina, è bene ricordate che la legge esplicitamente dispone un aumento di pena nel caso in cui questi reati fossero compiuti nel più ampio contesto criminoso disciplinato agli articoli 416 e 416-bis del codice penale, ovvero nei casi di associazione per delinquere e in caso di associazione di tipo mafioso; ciò è parso opportuno dato il collegamento spesso inscindibile tra reati ambientali e attività di stampo mafioso.

Suggerimento per approfondimento:

Per chi nutrisse particolare interesse sull’argomento, suggerisco la lettura e visione del seguente titolo: “A Biutiful Cauntry” (libro+dvd).

Bibliografia:

Atto del Senato 1345-B (Disegno di legge in materia di reati ambientali)

Rapporto Ecomafie 2014 di Legambiente