TPP: possibili conseguenze per l’Unione Europea

 "20151009-OSEC-PF-4773" di U.S. Department of Agriculture, CC BY, Flickr.com
“20151009-OSEC-PF-4773” di U.S. Department of Agriculture, CC BY, Flickr.com

Circa quindici giorni fa si sono finalmente concluse le negoziazioni del Trans-Pacific Partnership (TPP) iniziate nel 2010.In realtà le radici di questo accordo affondano nel 2005 e ci riportano al Pacific Four (P-4), accordo di libero scambio tra Brunei, Cile, Nuova Zelanda e Singapore, al quale uno dopo l’altro i paesi che si affacciano sul Pacifico hanno deciso di unirsi.

Oggi sono dodici gli stati del Pacific Rim ad aver preso parte all’accordo multilaterale che ricomprende circa il 40% del GDP globale. Stiamo parlando di Stati Uniti, Giappone, Malaysia, Vietnam, Singapore, Brunei, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Cile e Perù.

Il TPP è il più grande accordo degli ultimi vent’anni. E’ un accordo del ventunesimo secolo: quando trade, investment e services si muovono ormai a braccetto, l’idea è mettere in relazione il commercio di beni e gli investimenti internazionali in mezzi di produzione e tecnologie, sostenendo il tutto con un insieme di servizi a formare la struttura coordinatrice della produzione. L’obiettivo finale, che ad oggi è però ancora estremamente difficile da raggiungere, sembra essere la creazione di un mercato unico analogo all’Unione Europea. Per questo motivo le negoziazioni sui temi tradizionalmente previsti dagli accordi multilaterali di libero scambio, come la riduzione delle tariffe doganali, sono state discusse a lungo e nel dettaglio. La principale novità del TPP è che sono state ricomprese in questo accordo questioni che vengono normalmente ricondotte alla sfera di sovranità nazionale, come gli appalti pubblici, gli standard ambientali e sul lavoro, le politiche di investimento e la trasparenza normativa, fino ad includere anche norme che pongono particolare attenzione sull’agricoltura, la proprietà intellettuale e la regolamentazione delle piccole e medie imprese. Lo scopo del TPP è accrescere il numero di relazioni commerciali tra i membri e dirottare all’interno del TPP gli scambi che avvengono al di fuori.

Ad oggi l’impatto che il TPP avrà sull’Unione Europea è ancora difficile da prevedere, ma si possono individuare due ordini di conseguenze: economiche e politiche.

Per quanto riguarda i risvolti economici, spostare il fulcro dei traffici internazionali dall’Atlantico al Pacifico significa muoversi in una zona dove l’Europa ha un potere limitato. Con tale deviazione dei traffici, possibile grazie alla riduzione dei costi di scambio in quell’area, si assisterà ad una diminuzione della domanda di prodotti europei da parte di molti paesi membri del TPP, i quali sono però anche importanti partner dell’UE. Quasi tutti hanno, o stanno negoziando, accordi bilaterali con l’Unione, i quali tuttavia sono stati definiti “old fashioned” dal momento che si occupano di settori che non suscitano più l’interesse internazionale invece che di materie più inerenti con il sistema economico globale attuale, per cui la strategia dell’Unione si rivelerà presto inefficace e non comparabile con la forza del TPP. Questi bilateral agreements si collocano infatti nel più ampio scenario di una fitta rete di accordi in Est Asia che può essere rappresentato con la metafora del “noodle bowl effect”. Invece che favorire i commerci, questo intrico di accordi finisce talvolta con il determinare uno svantaggio, soprattutto per le medie e piccole imprese, le quali faticano a sostenere l’aumento dei costi delle transazioni dovuto ai diversi costi sulle barriere doganali e ai diversi standard per i prodotti fissati dai singoli accordi.

Per quanto riguarda le pressioni politiche che deriveranno dal TPP, invece, gli standard internazionali giocano di nuovo un ruolo fondamentale. Coinvolgendo un così ampio numero di stati, gli standard fissati per questo accordo si affermeranno a livello globale e potranno essere riutilizzati come modelli in futuro. Le difficoltà sorgeranno relativamente all’incompatibilità con standard europei: l’UE presenta, e rispetta, standard più alti. In particolare, come gli Stati Uniti sono riusciti ad avere un ruolo dominante nelle negoziazioni del TPP e nella determinazione degli standard in questione, allo stesso modo, e ora a maggior ragione, ci si aspetta che ciò accada con le negoziazioni del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP): se fino ad ora l’Unione era riuscita ad imporsi sul punto, probabilmente la pressione per accettare standard più bassi diventerà insostenibile, fino a lasciare davvero poca autonomia.

Una soluzione per l’Unione Europea potrebbe essere quella di negoziare con i grandi paesi esclusi dal TPP. Tutti gli sforzi sono stati fin ora concentrati sull’India, ma in otto anni le negoziazioni non sono ancora giunte ad un punto di svolta. Per quanto riguarda la Cina invece, esclusa dal TPP in perfetta aderenza alla politica di contenimento attuata dagli Stati Uniti, la situazione si prospetta come incerta: gli scambi attuali sono particolarmente legati alle contingenze e presto potrebbero mutare la loro natura, di pari passo con lo sviluppo della Cina.

                                                                                                                                                   SONIA BASSO

BIBLIOGRAFIA

“The Trans – Pacific Partnership and its impact on EU trade”, European Parliament – Directorate General For External Policies (Policy Department).

Questo materiale è stato integrato con le conoscenze apprese a lezione.