UNESCO e Italia, l’unione fa la cultura.

" IMG_1448" di Heric Reis, licenza CC BY 2.0 da www.flickr.com
” IMG_1448″ di Heric Reis, licenza CC BY 2.0 da www.flickr.com

Numerose volte, scorrendo i canali alla televisione, succede di imbattersi in scene di distruzione che riguardano interi siti archeologici. Edifici che hanno pazientemente sopportato l’erosione delle intemperie atmosferiche e dei secoli, che non si sono piegati a scontri e guerre, cadono sotto i colpi dei miliziani dell’ISIS, riducendosi a poche macerie. Questa la sorte di centinaia di siti storici in Siria e di circa 2000 dei 12000 punti di interesse archeologico in Iraq; dove non interviene la follia distruttrice, saccheggi, commercio illegale e incuria generale fanno il resto, producendo danni irreparabili a questi patrimoni dell’umanità.

Il valore delle opere d’arte è inestimabile, non tanto in termini economici, quanto in termini di cultura e di memoria storica di ciò che una civiltà è stata: ecco perché la furia iconoclasta manifestatasi negli ultimi tempi è ancora più allarmante, perché è chiaro e consapevole segno della volontà di distruggere una civiltà, soprattutto culturale, che poggia su basi millenarie. Il messaggio lanciato dai jihadisti è forte in questo senso e trasmette l’esistenza di una ideologia diretta a distruggere i valori tradizionali. Distruzione, appunto. Il futuro non può reggere dove manca la base del passato, la memoria di ciò che è stato.

Di fronte a questo scenario, il resto del mondo non poteva restare a guardare, soprattutto chi di Arte si occupa dal 1945. Stiamo parlando dell’UNESCO, agenzia specializzata dell’ONU, nata con lo scopo di promuovere la pace e la sicurezza tra le Nazioni non attraverso l’uso della forza, ma per il tramite dell’educazione, della scienza e della cultura.

La seconda Guerra mondiale aveva indubbiamente prodotto orrore e sgomento, di qui la necessità di ricreare una nuova società civile fondata su basi più solide e pacifiche, che facessero leva sullo spirito e sull’educazione soprattutto delle giovani generazioni. L’UNESCO comprende oggi 195 Paesi (la quasi totalità dei Paesi mondiali) e dalla sede di Parigi promuove programmi scientifici e di alfabetizzazione internazionali, nonché progetti di storia culturale regionale e cooperazioni tra le Nazioni per tutelare il patrimonio culturale e ambientale del pianeta. Anche l’UNESCO, pertanto, persegue il più vasto obiettivo della tutela dei diritti umani, che si concretizzano anche nel diritto alla cultura e all’ambiente.

Nello specifico, come si esplica l’attività dell’agenzia? Un ruolo fondamentale è affidato alla World Heritage Convention (per esteso, Convention concerning the Protection of the World Cultural and Natural Heritage), adottata nel 1972 allo scopo di sensibilizzare i Governi nazionali nella protezione del loro patrimonio culturale e ambientale. I primi articoli offrono una definizione di patrimonio culturale e ambientale, al fine di favorire un’interpretazione comune del testo della Convenzione e, di conseguenza, una maggiore condivisione degli obiettivi: patrimonio culturale sono “monumenti”, “gruppi di edifici” e “siti” di valore universale dal punto di vista storico, artistico o scientifico, mentre il patrimonio ambientale è dato da caratteristiche naturali del territorio interessanti da un punto di vista scientifico o estetico, da formazioni scientifiche che rappresentano l’habitat di specie animali e/o vegetali e da siti naturali di particolare rilevanza e bellezza.

Il testo della Convenzione chiarisce inoltre i mezzi di cui gli Stati possono servirsi al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati: si tratta di favorire politiche di conservazione e di tutela del patrimonio culturale e ambientale, sviluppando i servizi necessari anche nelle aree in cui ancora sono carenti, oltre che di promuovere l’educazione e la ricerca tecnica e di apprestare tutte le misure legali, finanziarie, scientifiche, tecniche e amministrative necessarie. Si parla, dunque, di obblighi positivi da parte degli Stati, senza dimenticare l’obbligo negativo di impedire danni al patrimonio culturale e ambientale presente sul proprio territorio e negli altri Paesi, trattandosi di beni di valore universale.

Rilevante è anche il coinvolgimento della società civile, in particolare locale, nella tutela dei beni artistici e paesaggistici, dal momento che nella mission dell’UNESCO rientra anche “incoraggiare la partecipazione della popolazione locale  nella conservazione del loro patrimonio culturale e naturale” : non solo impegno dall’alto, dunque, ma anche dal basso, considerando che l’arte e l’ambiente vengono spesso danneggiati dai comportamenti poco civili tenuti giorno dopo giorno da chi si mostra poco rispettoso. La prima nemica è infatti l’incuria quotidiana, che erode lentamente ma inesorabilmente il frutto del lavoro della storia o della natura.

La mission della Convenzione include, infine, due aspetti tra loro strettamente collegati, soprattutto alla luce della cronaca recente: fornire assistenza tecnica e addestramento professionale e aiutare i siti Patrimonio dell’Umanità in pericolo immediato. Da queste due esigenze nasce, infatti, l’istituzione dei cosiddetti “caschi blu della cultura”, annunciata lo scorso febbraio. Noi Italiani siamo, peraltro, direttamente coinvolti, in quanto la task force in questione è tutta italiana, essendo l’Italia il primo Paese a mettere in pratica il contenuto della risoluzione UNESCO, e Torino lo è a maggior ragione, dal momento che è stato firmato un protocollo d’intesa con la città per eleggerla sede di un centro di formazione per l’economia della cultura.

Il contesto in cui questo “esercito” è stato istituito è quello della coalizione globale UNESCO Unite4Heritage e non è un caso la scelta di usare una terminologia di tipo bellico: un’iniziativa assolutamente pacifica vuole infatti sconfiggere la violenza dei conflitti attraverso armi completamente diverse, eppure potenti. Il messaggio che si vuole lanciare è sicuramente forte ed evocativo, per quanto l’Italia sia, al momento, il primo Stato a garantire il proprio contributo. Non poteva essere altrimenti, d’altronde: il “bel Paese” vanta un altissimo numero di meraviglie artistiche e naturali, guadagnandosi da sempre l’ammirazione dei turisti provenienti da tutto il mondo. Anche il luogo in cui l’intesa è stata firmata dai ministri Gentiloni, Franceschini, Pinotti e Giannini per la rappresentanza italiana e dal Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova, non è casuale: si tratta, infatti, delle Terme di Diocleziano, una delle tante opere costruite dal genio romano e sopravvissute ai secoli, a memoria imperitura della grandezza dell’Impero.  Italia “potenza culturale”, riprendendo le parole di Franceschini, ieri come oggi e ancora di più nel futuro, se le promesse verranno rispettate.

Torino, come anticipato, ospiterà un centro di formazione per chi sarà impegnato in questa operazione, il cui meccanismo si dovrebbe azionare su richiesta di qualunque Stato si trovi in difficoltà a causa di una minaccia al suo patrimonio artistico o ambientale, minaccia che può derivare da una situazione di emergenza dovuta a un attacco armato oppure a una calamità naturale. La formazione dei “miliziani” si rivela naturalmente fondamentale e al momento si prevede che essi siano circa sessanta, naturalmente ciascuno con ruoli diversi. Un “esercito” composito, insomma, il cui compito è stimare i danni subiti dal patrimonio culturale, allestire misure di protezione e salvaguardia, offrire supervisione tecnica e assistenza ai restauratori locali, anche attraverso l’educazione, nonché combattere il saccheggio e il traffico illecito di beni culturali. Il modello di riferimento è quello già impiegato dall’Italia per la tutela del proprio patrimonio territoriale: prevede infatti l’impiego di forze di polizia e di esperti civili, pronti a costituire un’unità nazionale avanzata e altamente specializzata.

Il successo italiano ha ottenuto, a febbraio, solo l’ulteriore conferma dopo l’approvazione della proposta avanzata dal nostro Paese, rappresentato dal Presidente Matteo Renzi, al Consiglio esecutivo dell’UNESCO a fine 2015. La risoluzione italiana ha ottenuto l’approvazione di 53 Paesi, tra cui i cinque membri permanenti dell’ONU, nonostante il forte dibattito che ha accompagnato i momenti iniziali della presentazione.

Ora tutto è pronto per rendere quella che è nata come una proposta, più o meno convinta, in un obiettivo concreto e impegnativo.

Di certo, questo evento, seppur salutato con grande orgoglio ed entusiasmo, soprattutto da parte delle istituzioni italiane, non rappresenta e non può rappresentare la soluzione a un problema che è ben più complesso e che va oltre la forza di un gruppo comunque sparuto di esperti e tecnici. Occorrono strumenti e finanziamenti a livello mondiale, la cooperazione internazionale auspicata dalla stessa mission dell’UNESCO, trattandosi di un obiettivo universalmente condiviso. L’Italia stessa, oltretutto, necessita indubbiamente di un incremento della tutela al proprio patrimonio artistico e ambientale, minacciato da troppi, inescusabili scandali. Sono ancora sotto gli occhi di tutti i crolli di Pompei e i disastri ambientali della “Terra dei Fuochi”, in Campania, dove la presenza mafiosa e le brame di arricchimento hanno sicuramente rappresentato un’ ulteriore minaccia all’ambiente. Ecco perché l’istituzione dei caschi blu della cultura deve essere salutata anche come un’occasione di riscatto per il nostro Paese e le sue bellezze, così preziose da non poter cadere nella deturpazione e nell’abbandono.

“Il patrimonio è la nostra eredità dal passato, ciò con cui viviamo oggi e ciò che trasmettiamo alle generazioni future”.

ELISA PETTITI

 

SITOGRAFIA

– Sito ufficiale UNESCO: http://whc.unesco.org/

– Ministero dei beni culturali, 22 febbraio 2016: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_65556661.html

Corriere della Sera del 17 ottobre 2015, Unesco: sì ai caschi blu della cultura, di Paolo Conti: http://www.corriere.it/cultura/15_ottobre_17/unesco-si-caschi-blu-cultura-franceschini-successo-internazionale-7d3f6904-74bb-11e5-a7e5-eb91e72d7db2.shtml

Repubblica del 15 febbraio 2016, “Caschi blu” della cultura, una task force contro le distruzioni dei patrimoni dell’umanità, di Gabriele Guccione: http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/02/15/news/_caschi_blu_della_cultura_una_task_force_contro_le_distruzioni_dei_patrimoni_dell_umanita_-133487623/