Omicidio stradale: un primo commento alla nuova legge

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di Umberto, licenza CC BY 2.0
di Umberto, licenza CC BY 2.0, flickr.com

Lo scorso 2 Marzo 2016 il Senato ha approvato definitivamente il testo del nuovo reato di omicidio stradale e di lesioni personali stradali.

Su un’innegabile spinta mediatica, il Parlamento ha deciso di cristallizzare in fattispecie autonome i reati di omicidio e di lesioni colpose stradali. In casi di sinistri stradali causativi di lesioni o morte, era infatti diffuso il malcontento derivante dalla sussunzione dei fatti nelle fattispecie di omicidio e di lesioni colpose: esse prevedono pene edittali piuttosto contenute, che spesso risultavano, ai più, altamente sproporzionate, in particolare a seguito dell’applicazione di circostanze attenuanti. Per venire incontro a tali esigenze, già nel 2008, con il decreto legge 98/2008, poi convertito in legge 125/2008, era stata aumentata la pena nel massimo edittale (fino a sette anni) in caso di omicidio colposo commesso in violazione delle norme sulla circolazione stradale e sugli infortuni sul lavoro, prevedendo, inoltre, al comma 3 dell’articolo 593 c.p. un’ulteriore circostanza aggravante ad effetto speciale per il caso in cui il reato fosse commesso in stato di ebbrezza (tasso alcolemico pari al triplo di quello consentito) o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Similmente, rispetto alla fattispecie di cui all’art 590 cp, veniva prevista un’aggravante per le lesioni gravi o gravissime provocate con guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La stessa normativa prevedeva che tali circostanze aggravanti non potessero essere bilanciate secondo le regole generali dettate dall’articolo 69 c.p., ma le eventuali circostanze attenuanti potevano operare solo sulla quantità di pena come determinata a seguito dell’applicazione delle predette circostanze aggravanti. Il legislatore interveniva ancora sull’art 589 c.p., prevedendo che il massimo di pena in caso di omicidio colposo plurimo fosse di anni 15 di reclusione.
La normativa così descritta prevedeva quindi che l’omicidio cd. stradale fosse punito alla stregua dell’omicidio colposo con un aggravamento di pena.

La novella legislativa ha ora inserito, ex novo, i reati di “Omicidio stradale” (589-bis), e di “Lesioni personali stradali gravi o gravissime” (590-bis). I due reati sono costruiti simmetricamente, differendo solo in punto pena.
L’art 589-bis punisce “Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni”. Mentre il 590-bis sanziona la condotta di chi “cagioni per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale” con una pena dai tre mesi ad un anno per le lesioni gravi e da un anno a tre anni per le lesioni gravissime.
Il capoverso di entrambi gli articoli inasprisce la pena edittale per chi cagiona, per colpa, la morte o lesioni ad una persona, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi dell’articolo 186, comma 2 lett. c) CdS (tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro g/l), in caso di omicidio da otto a dodici anni, in caso di lesioni gravi da tre a cinque anni, gravissime da quattro a sette anni.
La stessa ipotesi è prevista dal comma terzo per i soggetti di cui all’articolo 186 bis del Codice della strada (guida sotto l’influenza dell’alcool per conducenti di eta’ inferiore a ventuno anni, per i neo-patentati e per chi esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose).
Il comma quarto prevede che nei casi di ebbrezza alcolica, definibile più lieve, ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera b) (superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), la pena della reclusione per l’omicidio sia dai cinque ai dieci anni, per le lesioni gravi dai tre ai cinque anni e per le lesioni gravissime dai quattro ai sette anni.
La pena della reclusione di cui al comma 4 si applica altresì a 1) il conducente di un veicolo a motore che, procedente in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni la morte di una persona; 2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un’intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni la morte di una persona; 3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni la morte di una persona. In questi casi la pena è aggravata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo (se di proprietà dell’autore del fatto) sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.
È prevista una circostanza attenuante ad effetto speciale (fino alla metà) qualora l’evento non sia conseguenza esclusiva dell’azione o l’omissione che lo ha cagionato.
Infine, in casi di morte o di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo, come peraltro previsto dalla disposizione generale di cui all’art. 81 c.p., fino però ad un massimo di anni 18.
Ulteriore circostanza aggravante ad effetto speciale è prevista dagli artt. 589 ter e 590 ter che impone di aumentare la pena da un terzo a due terzi (e comunque non meno di 5 anni di reclusione) per il conducente che si dà alla fuga dopo il sinistro.
A testimonianza del rigore a cui la disciplina è stata improntata, si consideri anche la previsione del raddoppio dei termini ordinari di prescrizione ai sensi dell’art 157 comma 6 c.p.
Modifiche sono state apportate anche al codice di procedura penale: tra le più rilevanti vi è la previsione tra i reati per i quali il giudice, anche d’ufficio, può disporre con ordinanza motivata l’esecuzione coattiva del prelevamento di campioni biologici (artt. 224-bis e 359-bis c.p.p.) anche per i reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali. Il prelievo può essere disposto direttamente dal Pubblico Ministero nei casi urgenti e in cui sussista il pericolo che dal ritardo possa derivare grave o irreparabile pregiudizio alle indagini. In questi casi, il PM deve chiedere la convalida al giudice entro 48 ore e quest’ultimo è tenuto a provvedere nelle successive 48 ore. La riforma ha anche inciso sull’arresto: si prevede l’arresto obbligatorio in flagranza (art. 380 c.p.p.) per il delitto di omicidio colposo stradale e l’arresto facoltativo in flagranza (art. 381 c.p.p.) per il delitto di lesioni colpose stradali gravi o gravissime. Inoltre, per entrambe le fattispecie il PM può chiedere, per una sola volta, la proroga del termine di durata delle indagini preliminari (art. 406.2ter c.p.p.).
Al reato di omicidio stradale è estesa la disciplina degli artt. 416.2bis e 429.3bis c.p.p. e per il reato di lesioni personali stradali è disposta la citazione diretta a giudizio davanti al tribunale in composizione monocratica (artt. 550-ss. c.p.p.).

Il merito della riforma, come ampiamente descritta, è stato indubbiamente quello di aver introdotto nel nostro sistema per la prima volta una disciplina sistematica del reato di omicidio stradale, tuttavia, a parere di chi scrive, le modifiche apportate presentano alcune criticità.

In primis, il trattamento sanzionatorio previsto è del tutto sproporzionato se si dà una lettura sistemica del codice: le pene sono infatti molto alte, più alte persino di quelle previste per alcuni delitti dolosi, percepiti dalla collettività come connotati da grande disvolore sociale. Tale sproporzione è ancora più evidente in riferimento omicidio colposo derivante da incidenti sul lavoro o da errore medico. La fuoriuscita dall’alveo della disposizione generale di cui al 589 c.p. dell’omicidio cd. stradale e la previsione di pene più alte, crea una forte disparità tra le fattispecie in parola, nonostante si tratti sempre di omicidi causati da colpa. V’è, pertanto, da chiedersi se assisteremo alla nascita di nuove fattispecie speciali di “omicidio medico” o di “omicidio sul lavoro” o, piuttosto, si confermerà la disparità tra le (non così)-diverse fattispecie.

Un secondo aspetto su cui riflettere attiene all’elemento soggettivo previsto dai nuovi delitti, il legislatore, infatti, ha scelto di creare l’omicidio e le lesioni stradali come delitti colposi: v’è da chiedersi quale spazio sia rimasto in questi casi per il dolo. La giurisprudenza più recente (precedente alla riforma) ha mostrato di aprire la strada, in casi di omicidio stradale, sia all’omicidio colposo sia a quello doloso, nella forma del dolo eventuale. A partire dal 2008, infatti, i casi più gravi di omicidio stradale hanno iniziato ad essere timidamente ricondotti alla fattispecie di omicidio doloso: tale operazione è stata effettuata tramite la valorizzazione del momento volitivo che si realizza attraverso una precisa opzione a favore dell’eventuale lesione del bene giuridico da parte dell’agente (si veda il caso Cass. Pen., Sez. I, 1.2.2011, n. 10411, Ignatiuc). Dal punto di vista probatorio tale opzione ermeneutica è estremamente difficoltosa, ma permette (o permetteva?) di sanzionare più aspramente comportamenti denotati da un’altissima gravità. La novità legislativa, seppur non escluda ovviamente la possibilità di ricorrere al delitto doloso, pare spianare la strada verso il delitto colposo, più facile da provare e armato di pene severe, a scapito però di una differenziazione in punto qualificazione giuridica che valorizzi l’elemento soggettivo.

Alcuni approfondimenti:

Dolo eventuale o colpa cosciente? Corte torinese protagonista

Di recente la Corte d’Assise d’Appello di Torino si è trovata a decidere, a seguito di un rinvio dalla Corte di Cassazione, riguardo ad un caso controverso che ha visto protagonista un uomo che, in stato di ebbrezza, aveva viaggiato contro mano in autostrada, provocando così la collisione con un’altra auto, da cui derivavano sia il ferimento del conducente sia il decesso immediato dei quattro trasportati. La Corte d’Assise d’Appello di Torino aveva valutato che l’elemento soggettivo fosse quello del dolo eventuale, tuttavia la Corte di Cassazione annullava con rinvio perché la sentenza non era sufficientemente motivata: infatti, applicando la celebre formula di Frank (come esaltata dalla stessa Corte nella sentenza Tyssencrupp) era necessario dimostrare che l’imputato si fosse rappresentato la significativa possibilità di verificazione dell’evento e si fosse determinato ad agire comunque, anche a costo di cagionarlo come sviluppo collaterale o accidentale, ma comunque preventivamente accettato, della propria azione, in modo tale che, sul piano del giudizio controfattuale, possa concludersi che egli non si sarebbe trattenuto dal porre in essere la condotta illecita, neppure se avesse avuto contezza della sicura verificazione dell’evento medesimo. A seguito di tale rinvio la Corte torinese ha nuovamente detto la sua: si tratta di dolo eventuale. È evidente come i Giudici, in particolare di merito, non siano ancora pronti ad abbandonare la possibilità di configurare l’omicidio stradale come doloso. Si attendono le motivazioni della Corte torinese per enucleare le ragioni che la hanno portata a pronunciare tale interessante dispositivo.

Uno sguardo ai nostri vicini

La comparazione con sistemi vicini al nostro è senz’altro fonte preziosa: si procederà ora a descrivere brevemente come la Gran Bretagna, la Spagna e la Francia abbiano disciplinato il discusso delitto di omicidio stradale.
In Gran Bretagna il Road Traffic Act 1988 e il Criminal Justice Act 2003 prevedono il reato di “Causing death by dangerous driving” che sanziona chi guida in modo pericoloso (passaggio con il rosso, eccesso di velocità, mancato rispetto dei segnali stradali, sorpasso pericoloso) con la reclusione fino a 14 anni, la multa illimitata, l’interdizione obbligatoria alla guida per un periodo minimo di 2 anni e il test obbligatorio per il rinnovo. La seconda fattispecie prevista è il “Causing Death by Careless or Inconsiderate Driving” che stigmatizza la condotta di chi guida in modo imprudente (mancato rispetto della segnaletica stradale, sorpasso a destra, non rispetto della distanza di sicurezza, guida distratta) con la pena della reclusione fino a 5 anni, la multa illimitata, l’interdizione obbligatoria alla guida per un periodo minimo di 1 anno, il test per il rinnovo a discrezione del giudice. Infine, è prevista la fattispecie di “Causing Death by careless driving when under the influence of drink or drugs” che prevede le stesse pene della guida pericolosa.

In Spagna viene punito chi guida in modo spericolato e chi tiene condotte di guida omicidiarie. Il riferimento normativo è rinvenibile negli articoli 380 e 381 della “Ley Orgánica 10/1995 del Código Penal”. In particolare, è considerata guida pericolosa quella di chi supera i limiti di velocità e alcolemia (+ 60 km/h su strade urbane, + 80 km/h su strade extraurbane; tasso di alcol nell’alito superiore a 0,60 milligrammi per litro o superiore a 1,2 grammi per litro nel sangue) mentre l’articolo 381 sanziona chi guida “con consapevole disprezzo della vita altrui”. Le pene nel primo caso sono della la reclusione da 6 mesi a 2 anni e il divieto di condurre veicoli e ciclomotori per un periodo da 1 a 6 anni, nel secondo la reclusione da 2 a 5 anni, il divieto di condurre veicoli a motore e ciclomotori per un periodo da 6 a 10 anni ed una multa stabilita dal giudice. Entrambe le fattispecie sono costruite come reati di pericolo, infatti la tutela è anticipata alla sanzione della sola condotta descritta dalle norme; qualora vengano anche cagionate morte o lesioni la pena è aumentata. Si noti come la prima fattispecie sia ancorata a precise e gravi violazioni mentre la seconda preveda una cosciente messa in pericolo, che rapportata alle nostre categorie rientra nell’ambito della colpa cosciente o del dolo eventuale. In confronto la disciplina italiana arretra di molto la tutela: è infatti disancorata da qualsiasi consapevolezza del fatto, essendo sufficiente una violazione di norme anche lieve: una qualsiasi violazione del codice della strada genera responsabilità.

In Francia la tutela dell’omicidio stradale è affidata alla fattispecie di omicidio colposo generico, con sanzioni più severe quando “lo sbaglio, l’imprudenza, la disattenzione, la negligenza o la violazione dell’obbligo di diligenza e di sicurezza siano commessi dal conducente di un veicolo” prevedendo come pena minima 5 anni di reclusione e 75.000 euro di ammenda (221-6-1 Code Pénal). Sono poi previste circostanze aggravanti in caso di violazione manifestamente irrispettosa di leggi, regolamenti o norme di prudenza (pena 7 anni di reclusione e 100.000 euro di ammenda); di ubriachezza, alterazione da stupefacenti o rifiuto di sottoporsi al test alcolemico; la mancanza della patente (perché mai presa, annullata, invalidata, sospesa o revocata); il superamento del limite di velocità massimo previsto di 50 km / h o più; la fuga dopo l’incidente. In tali casi la pena è di 10 anni di reclusione e 150.000 euro di ammenda.

Conclusioni

Come dimostrano le esperienze europee appena delineate, i modelli per punire l’omicidio stradale possono essere vari: l’Italia ha optato per un sistema piuttosto repressivo, che commina pene severe e richiede come elemento soggettivo quello della colpa, determinata, come recita l’art. 43 c.p., da negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza di regole, anche minime, del codice della strada.

Appare certamente ragionevole prevedere pene gravi per chi guida in stato d’ebbrezza, per chi guida ad una velocità molto più alta di quella consentita, per chi si mette al volante senza aver conseguito la patente di guida, ma è altrettanto ragionevole punire con una pena dai due ai sette anni di reclusione chi, per colpa, non si ferma ad uno stop?

VALENTINA MOINE

Bibliografia
V. NOTARGIACOMO, La distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente: la necessaria, riaffermata, valorizzazione dell’elemento volontaristico del dolo, in Cass. pen., 2012, 4, 1332 ss.;
F. P. DI FRESCO, Incidente mortale causato da una condotta di guida sconsiderata: Dolo eventuale o colpa cosciente? La Cassazione rispolvera la prima formula di Frank, in Foro it., 2011, 10, II, 542 ss.;
M. F. ARTUSI, Sui labili confini tra dolo eventuale e colpa cosciente, in Giur. it., 2012, 2, 410 ss.; M. ZECCA, Dalla colpa cosciente al dolo eventuale: un’ipotesi di omicidio e lesioni personali “stradali” in una recente sentenza della Corte di Cassazione, dirittopenalecontemporaneo.it, 27/9/2011
TRINCI, Le modifiche apportate dal pacchetto sicurezza al codice penale, in tema di associazione mafiosa, falsità personali e delitti contro la persona, in SADPP, n. 11, 44.

One Comment

  1. Paolo

    Per un piede calpestato erroneamente in manovra, mi attende pena dai 3 ai 12 mesi di reclusione e REVOCA della patente per 5 anni. Auguro ai parenti di chi ci governa, stessa situazione.

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