Bomba atomica: tra Trattati internazionali e pareri della Corte Internazionale di Giustizia

Enola Gay B-29

«Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Alcuni risero, altri piansero, i più rimasero in silenzio. Mi ricordai del verso delle scritture Indù, il Baghavad-GitaVishnu tenta di convincere il Principe che dovrebbe compiere il suo dovere e per impressionarlo assume la sua forma dalle molteplici braccia e dice, “Adesso sono diventato Morte, il distruttore dei mondi.” Suppongo lo pensammo tutti, in un modo o nell’altro».

Queste le sensazioni di Julius Robert Oppenheimer nell’osservare gli effetti del Trinity test, primo test per un’arma nucleare mai effettuato nella storia. Brillante fisico americano, Oppenheimer fu selezionato nel 1942 per coordinare e dirigere quello che probabilmente, ad oggi, è il miglior gruppo di scienziati e ricercatori mai messi insieme e uniti in una collaborazione volta alla costruzione ed alla sperimentazione di quella che sarebbe diventata l’arma più potente e spaventosa mai creata dall’uomo: la bomba atomica.

Dal Progetto Manhattan ad oggi sono passati circa 70 anni, attraverso i quali la bomba atomica ha spesso svolto un ruolo da protagonista, specialmente negli anni della Guerra Fredda, sfruttata dalle potenze dei due Blocchi come reciproco deterrente, ma senza mai essere realmente utilizzata, viste anche e soprattutto la consapevolezza degli effetti devastanti che l’ordigno aveva provocato sulle città e sulla popolazione di Hiroshima e Nagasaki nell’Agosto del 1945 e le conseguenze che avrebbe portato a tutta l’umanità una guerra nucleare.

Recentemente, come trasmesso da svariati media internazionali, la bomba atomica è tornata a preoccupare il mondo: dalle dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, che si augurava di non dover utilizzare testate nucleare nella lotta contro l’ISIS, fino al test effettuato dalla Corea del Nord, che per mezzo dei suoi portavoci ha comunicato di aver testato con successo una bomba all’idrogeno, anche se presumibilmente si è trattato proprio di una bomba atomica.

Le  conseguenze che verrebbero portate  dall’utilizzo di questa terribile arma tengono da sempre aperto un importante dibattito nell’ambio del diritto internazionale: è lecito l’utilizzo di un’arma così potente?come si può impedire il suo proliferare o vietare il suo utilizzo?

Proprio e specialmente negli anni della Guerra Fredda sono stati sottoscritti e innumerevoli Trattati internazionali, taluni bilaterali, talaltri coinvolgenti innumerevoli Stati, volti ad ottenere delle limitazioni o la non proliferazione dell’arma nucleare. Probabilmente il più rilevante tra i suddetti è stato il cosiddetto TNP o Trattato di non proliferazione nucleare.

Sottoscritto in primis da USARegno Unito e Unione Sovietica l’1 luglio 1968 ed entrato in vigore il 5 marzo 1970, composto da 11 articoli, il TNP proibisce agli stati firmatari privi di armi nucleari di procurarsi tali armamenti, nonché agli stati possidenti tali armi o tecnologie per produrle di fornire ai primi le medesime. Inoltre, il trasferimento di tecnologie nucleari per scopi pacifici, come la produzione di energia elettrica, viene vincolato al controllo della AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).

Tuttavia, seppur molto importante, tale Trattato non ha risolto i problemi legati al possibile utilizzo di armi atomiche, anche perché non coinvolge tutti gli Stati che posseggono la tecnologia per creare tali armi, un esempio su tutti la già citata Corea del Nord.

Successivamente al TNP è certamente da rilevare l’importante quanto controverso parere fornito dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 1996, parere consultivo richiesto alla Corte con risoluzione 49/75 K il 15 dicembre 1994 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la quale si poneva il quesito se l’utilizzo o l’impiego delle armi nucleari fosse permesso dal diritto internazionale in qualsiasi circostanza.

In merito a tale domanda gli autori e la dottrina sono spaccati in due differenti poli idealistici. Secondo alcuni, infatti, l’uso delle armi atomiche sarebbe illecito, in quanto le stesse sono da considerarsi un’arma indiscriminata, incapace di colpire obiettivi mirati senza il coinvolgimento, diretto o meno, degli Stati non partecipanti al conflitto armato, violando in tal modo il principio di neutralità, oltre a provocare sofferenze non necessarie.

Altra parte della dottrina, invece, afferma la liceità nell’utilizzo delle armi nucleari. Esse, infatti, potrebbero non violerebbero il principio di non discriminazione, se venisse selezionato un obiettivo militare in una zona scarsamente popolata ad esempio, così come non violerebbero né il principio di neutralità, in quanto non sarebbero certi eventuali effetti trasfrontalieri dell’ordigno, né il principio della non provocazione di sofferenze non necessarie, alla luce del fatto che la conformità di un’arma a tale principio deve essere valutata in relazione all’importanza dell’obiettivo militare ed ai criteri di proporzionalità e necessità.

Tra le due interpretazioni appena esposte la Corte, nel suo parere, non è riuscita a schierarsi pienamente. Essa, infatti, ha riconosciuto la scarsa conciliabilità dell’arma nucleare con i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, con particolare riferimento al principio di non di discriminazione e a quello secondo il quale non si debbono arrecare sofferenze inutili ai combattenti. Tuttavia, la Corte afferma poi di non avere elementi sufficienti per concludere con certezza che l’utilizzo delle armi nucleari sarebbe totalmente ed in ogni circostanza contrario ai principi ed alle regole applicabili nei conflitti armati. Nel dispositivo della pronuncia si legge infatti che «in considerazione dello stato attuale del diritto internazionale così come degli elementi di fatto a sua disposizione, la Corte non può tuttavia concludere in modo definitivo se la minaccia o l’impiego delle armi nucleari sarebbe lecita o illecita in una situazione estrema di legittima difesa in cui la stessa sopravvivenza dello Stato sarebbe messa in causa». Affermando ciò, la Corte pare aprire alla possibilità di impiego delle armi nucleari in determinate ed estreme situazioni di legittima difesa, senza pertanto chiarire definitivamente e totalmente lo status di tale arma nel panorama del diritto internazionale ed umanitario.

In ogni caso, indipendentemente dai Trattati e dalle pronunce della Corte Internazionale di Giustizia, è ancora il pensiero di Oppenheimer, a parere di chi scrive, a porre la questione sul piano reale: «Si è molto parlato della eliminazione delle bombe atomiche. Sono discorsi che mi piacciono, ma non dobbiamo ingannarci da noi. Indipendentemente da quello che faremo con le bombe atomiche, il mondo non sarà più lo stesso, perché la conoscenza del metodo per fabbricarle non potrà essere cancellata. È tutto qui: ogni nostro preparativo per vivere in una nuova epoca deve tener conto di questa virtuale onnipresenza e del fatto che un simile stato di cose non si può mutare».

ANDREA CASTELLI

BIBLIOGRAFIA

  1. RONZITTI, Diritto internazionale dei conflitti armati, IV ed., Giappichelli editore, Torino, 2011
  2. FOCARELLI, Schemi delle lezioni di diritto internazionale, Morlacchi editore, 2003