Referendum sulle trivelle: il vademecum per votare consapevolemente.

"mare" di Alfonso Minervino, licenza CC BY-SA 2.0 da flickr.com
“mare” di Alfonso Minervino, licenza CC BY-SA 2.0 da flickr.com

 

Domenica 17 aprile 2016 i cittadini italiani sono chiamati a dare il proprio voto in merito al c.d. “Decreto sulle Trivelle”. Il quesito è il seguente:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo  periodo,  del decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  “Norme  in  materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la  formazione  del  bilancio annuale e  pluriennale  dello  Stato  (legge  di  stabilità  2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile  del giacimento,  nel  rispetto  degli  standard   di   sicurezza   e   di salvaguardia ambientale”?»

Come sovente accade, questo testo risulta estremamente criptico. Sono perciò necessarie alcune informazioni preliminari.

In primo luogo, si tratta di un referendum abrogativo, ciò vuol dire che al votante viene data la possibilità di scegliere sulla sussistenza nel nostro sistema di una data norma. La disciplina generale si trova all’articolo 75 della nostra Costituzione.

Al primo comma l’articolo recita: “È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.”. Nel caso qui presente, il referendum è stato proposto da nove Consigli regionali, ossia quelli di Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

Inoltre, prosegue al quarto comma: “La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.”. Ciò significa che la proposta è approvata solamente se hanno votato positivamente il 50% più uno degli aventi diritto; qualora questa stessa fetta della popolazione voti negativamente la disposizione non è abrogata- sostanzialmente non si produce alcun effetto.

In secondo luogo, è fondamentale capire quale sia la disciplina attuale che regola le trivellazioni entro le 12 miglia marine e sulla quale siamo chiamati a decidere.

La legge prevede che le concessioni abbiano una durata iniziale di trenta anni, che possono essere prorogati, una prima volta, per 10 anni e, per altre due volte, per  5 anni- per un totale di 50 anni. Al termine di questa serie di proroghe il decreto di stabilità ha previsto che queste concessioni possano comunque essere prorogate “per la durata di vita utile  del giacimento”.

È su quest’ultima modifica che siamo chiamati a decidere.

Infatti, i promotori del referendum chiedono che, al termine delle varie proroghe, le compagnie estrattive non possano più continuare la loro attività fino all’esaurimento delle risorse del giacimento, ma che queste smantellino i loro impianti al termine naturale delle concessioni.

Il referendum, quindi, non riguarda il divieto di effettuare nuove trivellazioni. Infatti, entro le 12 miglia marine (circa 20 chilometri) sono già vietate dalla legge di stabilità; mentre continueranno ad essere permesse sia quelle oltre le 12 miglia marine sia quelle fatte sulla terraferma. Le concessioni interessate sono 21, esse si trovano in Sicilia (7), Calabria (5), Puglia (3), Basilicata (2), Emilia (2), Marche (1) e Veneto (1).

Le risorse del suolo marino che sono coinvolte dal referendum, secondo una valutazione del Ministro dello sviluppo economico, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole sette settimane: infatti, entro le 12 miglia si estrarrebbe circa il 17% di gas e il 9,1% di petrolio estratti in Italia. Chi è a favore del “sì” sostiene che le risorse che si estraggono entro le 12 miglia ricoprano l’1% del fabbisogno di petrolio e il 3% di quello di gas. Coloro che, invece, propendono per l’esito negativo sostengono che, insieme ai giacimenti non coinvolti dal referendum, si tratti del 11,8% di gas e il 10,3% di petrolio.

Le ragioni che contrappongono chi è a favore del “sì” e chi del “no” sono principalmente tre, ossia l’impatto che le trivellazioni e gli impianti hanno sull’ambiente, gli effetti che produrrebbe la vittoria del “sì” per quanto riguarda l’occupazione e, infine, l’impatto che avrebbe sul turismo la vittoria del “no” o il non raggiungimento del quorum.

  • Ambiente

La fazione “No triv.” sostiene che l’impatto che questi impianti hanno sul ambiente sia significativa. In primo luogo, la tecnica che viene utilizzata è quella del “fucile ad aria compressa”, che implica un continuo sparare bolle d’acqua ad alta frequenza al fine di provocare onde d’urto. Inoltre, si afferma che nell’alto Adriatico vi sia il rischio di subsidenza, ossia di un lento e progressivo sprofondamento del fondo del bacino marino.

Secondariamente, ciò che preoccupa è il livello di densità media del catrame che si è depositato sui nostri fondali: questo è arrivato a raggiungere una densità di 38 milligrammi per metro quadrato.
Inoltre, il mare accanto alle piattaforme estrattive sembra essere inquinato anche dal petrolio: due terzi delle piattaforme ha sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa.[1]

Dall’altra parte, gli “Ottimisti e razionali”- sostenitori del no- assicurano che l’estrazione del gas è sicura e che è sottoposta a controllo costante dell’ISPRA, delle Capitanerie di porto, delle USL, ASL e quello dell’Istituto superiore di Sanità. In effetti, non sono mai stati segnalati incidenti o pericoli di rilievo. In aggiunta, gli stabilimenti sono aree di ripopolamento ittico.

  • Occupazione

Coloro che vorrebbero lo smantellamento degli impianti sostengono che i posti di lavoro a rischio per il calo del turismo siano maggiori di quelli che si perderebbero allo scadere delle licenze. La stessa Fiom supporta l’esito abrogativo del referendum sostenendo che non sono molti i lavoratori occupati nelle piattaforme e che comunque potrebbero essere reimpiegati in possibili assunzioni nel campo delle risorse rinnovabili.

Al contrario, si ritiene che una vittoria del “sì” avrebbe ripercussioni significative nel mondo del lavoro, dal momento che sono coinvolte migliaia di persone: nella sola provincia di Ravenna circa sette mila persone sono interessate nel settore dell’off-shore.

  • Turismo

Infine, il movimento “No triv.” denuncia il fatto che le trivelle mettano a rischio il turismo. In ogni caso, questa affermazione non è supportata da prove: infatti, nessuna delle zone maggiormente interessate dall’estrazione del gas- ossia quelle dell’alto Adriatico, tra cui Ravenna- ha lamentato danni.

Nonostante il fatto che il dibattito si sia concentrato su questi aspetti, i sostenitori del “sì”, tra cui Greenpeace, non hanno nascosto la vera ratio del referendum. Si tratta di una ragione politica, di pressione sulle future scelte energetiche del Paese: i promotori del referendum sostengono che lo Stato italiano debba puntare su risorse diverse dai combustibili fossili, quali il turismo, l’agricoltura, i beni culturali e la protezione dell’ambiente.

Sarebbe estremamente sbagliato sostenere che la fazione opposta sia contraria ad un maggiore impegno dello Stato italiano nell’attuare un’economia verde, ma è la stessa consapevolezza che i risultati auspicati dai “No triv.” non siano raggiungibili nel breve termine che spinge gli “ottimisti e razionali” a sostenere lo sfruttamento dei combustibili fossili.

Ciò che preme maggiormente a chi scrive non è far prevalere una ragione sull’altra, ma ricordare l’importanza che un singolo voto può avere. Il diritto al voto dovrebbe essere considerato da tutti un privilegio che permette al cittadino di prendere una posizione sugli sviluppi del proprio Stato per questo motivo non deve essere trascurato.

SARA VETULLI

[1] I dati sono forniti dal Ministero dell’ambiente, questi si riferiscono a monitoraggi effettuati dall’ISPRA- un ente pubblico incaricato della protezione e della ricerca dell’ambiente.

Sitografia:

-http://www.repubblica.it

– http://www.internazionale.it/

-http://www.ilpost.it/

-http://www.lastampa.it/