Brexit: what now?

"Brexit", foto di Christopher Michel, licenza CC BY 2.0, www.flickr.com
“Brexit”, foto di Christopher Michel, licenza CC BY 2.0, www.flickr.com

Il 23 giugno 2016 resterà una data incisa nella memoria di tutti gli europei che l’hanno vissuta. Per la prima volta nella storia, è stato chiesto ad un popolo di esprimere la propria volontà su un quesito molto semplice: volete restare nell’Unione europea? E il popolo inglese ha deciso di non restare nell’Unione. Si tratta di un evento le cui conseguenze si potranno apprezzare a pieno soltanto tra qualche anno,quando l’euforia e la rabbia per questa presa di posizione saranno accantonate. Tra le numerose conseguenze politiche, sociologiche ed economiche, vogliamo soffermarci un attimo sugli aspetti giuridici di questa scelta.

La norma a cui fare riferimento è l’art. 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE), il cui testo recita:

        “1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere   dall’Unione.

  1. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
  2. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.
  3. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
  4. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49.”

Alcune brevi parole di commento.

A livello giuridico quello che è avvenuto giovedì 23 giugno non comporta un’uscita automatica del Regno Unito dall’Unione Europea. Si tratta del primo passo da compiere ai sensi dell’art. 50 comma 1 TUE: col referendum è stato deciso di recedere dall’Unione, ma il recesso non si è ancora verificato. Questo è un punto da avere ben chiaro al fine di comprendere le dinamiche che, verosimilmente, si presenteranno nei prossimi anni.

Successivamente a questa scelta, il governo inglese (certamente non nella persona di David Cameron) dovrà attivarsi per avviare le procedure di negoziato con le Istituzioni dell’Unione europea, in particolare con il Consiglio, l’organo rappresentativo dei governi degli Stati dell’Unione, le cui decisioni dovranno poi essere approvate dal Parlamento europeo, l’organo a rappresentanza diretta dei cittadini europei. Naturalmente, e l’art. 50 TUE  fa bene a precisarlo, i voti che spettano al Regno Unito in sede di delibera del Consiglio non potranno essere conteggiati nel computo delle maggioranze, al fine di evitare indebite discriminazioni nel caso di uscita di un Paese con molti voti (come l’UK) o di un Paese con una rappresentanza inferiore come Gibilterra o il Lussemburgo (si ricorda che in sede di Consiglio dell’Unione europea gli Stati membri non hanno pari diritti di voto: questi vengono conteggiati in base alla popolazione presente in ogni Stato, in modo da rappresentare al meglio i cittadini dell’Unione. Si veda, per completezza, D. Chalmers, G. Davies e G. Monti, “European Union Law“, Cambridge University Press, Cambridge, 2010).

Particolare importanza riveste il comma 3° dell’art. 50 TUE. Si tratta di una clausola di salvaguardia importante non tanto per lo Stato che ha scelto di recedere dall’Unione, quanto per i sui cittadini. Il far parte dell’Unione garantisce, infatti, una lunga serie di libertà e di diritti di ordine economico e sociale che sarebbe problematico far cessare di colpo, creando un vuoto di garanzia. Il termine di due deve tuttavia decorre non dalla data della scelta di uscire dall’UE, bensì dalla comunicazione che lo Stato rescindente effettua al Consiglio. In questo caso, i due anni previsti decorreranno non dal 23 giugno 2016 ma dal momento in cui il governo inglese formalizzerà la propria intenzione di abbandonare l’Unione alle istituzioni di quest’ultima.

Il comma 5°, infine, dispone che in caso di recesso questo non sia definitivo, potendo sempre l’ex Stato membro chiedere nuovamente l’ammissione all’Unione, passando tuttavia attraverso il procedimento di ammissione di cui all’art. 49 TUE. In questo caso si tratta però, più che di un problema giuridico, di un problema politico. Come ha sancito il Presidente della Commissione europea Junker pochi giorni prima del voto inglese, “Out is Out”. Difficilmente quindi una richiesta di riammissione da parte britannica potrebbe essere accolta favorevolmente, data la discrezionalità conferita ai membri dell’Unione di accogliere o meno un nuovo Stato membro.

In conclusione, è necessario rilevare come questa appena illustrata sia una norma rimasta finora sulla carta e che si trova messa alla prova per la prima volta. Non è pertanto certo che la situazione venga, di fatto, gestita secondo la procedura dell’art. 50 TUE. Il voto inglese del 23 giugno 2016 ha cambiato la Storia, può cambiare anche una procedura contenuta nei Trattati.

Per l’Europa, sia essa unita o meno, si avvicinano tempi interessanti.

ENRICO AUTERO  

Bibliografia

D. Chalmers, G. Davies e G. Monti, “European Union Law“, Cambridge University Press, Cambridge, 2010;

B. Nascimbene, “Trattati dell’Unione europea”, Giappichelli, Torino, 2011;

R. Adam e A. Tizzano, “Manuale di diritto dell’Unione europea”, Giappichelli, Torino, 2015.