Il D.L. 193/2016 e la “rottamazione delle cartelle esattoriali” – Parte seconda: le modalità di accesso all’istituto

image_pdfimage_print
"401(K) 2012" di Tax, licenza CC BY-SA 2.0, www.flickr.com
“401(K) 2012” di Tax, licenza CC BY-SA 2.0, www.flickr.com

L’istituto definizione agevolata delle cartelle di pagamento (c.d. rottamazione) introdotto da legislatore italiano con il D.l. n. 193/2016, è ormai entrato a pieno regime. L’amministratore delegato di Equitalia S.p.a. – Avv. Ernesto Maria Ruffini – nell’ambito di un’audizione tenutasi il 5 aprile scorso innanzi alla Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria, ha dichiarato che, alla data del 23 marzo sono state presentate quasi 600 mila istanze di “rottamazione”, di cui 502 mila già esaminate da parte dell’agente della riscossione, pari ad importo complessivo stimato di 8, 3 miliardi di euro (tale valore è al lordo, nel senso che ad esso devono essere scomputate le somme che, a seguito di definizione agevolata, non saranno dovute, ragion per cui il gettito che effettivamente verrà percepito dall’Erario, in base alle istanze presentate al 23 marzo,  viene quantificato in cica 5, 5 miliardi di euro).

L’a.d. Ruffini, inoltre, ha chiarito che, fino a tale data, sono state respinte circa 25 mila domande in quanto “non avevano i requisiti formali per la loro corretta presa a carico […] (evidenze aggiunte, ndr)”. Tale precisazione acquisisce importanza non solo per l’esiguità del numero rispetto al totale delle istanze presentate dai contribuenti – il che denota la mancanza di eccessiva complessità nella predisposizione e trasmissione delle stesse – ma anche perché il riferimento ai soli “requisiti formali” come motivo di rigetto, consente di supporre che non vi siano stati invece dinieghi rispetto alla mancanza di “requisiti sostanziali”. Al fine di comprendere la portata pratica di tale affermazione, si rende necessario ricordare in cosa consista l’istituto della definizione agevolata e, in particolare, in quale sia il suo ambito applicativo.

Mediante la “rottamazione” delle cartelle di pagamento, il contribuente ha la possibilità di estinguere completamente i carichi affidati all’agente della riscossione, senza dover corrispondere gli importi dovuti a titoli di sanzioni e di interessi di mora; in buona sostanza, il cittadino sarà chiamato a pagare soltanto le somme dovute a titolo di “capitale” (es: importi iscritti a ruolo a titolo di imposte o di contribuiti previdenziali), nonché gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le somme per le procedure esecutive,  e l’aggio di riscossione, calcolato però in percentuale al totale dovuto in sede in definizione agevolata.

Bisogna, tuttavia, precisare che – come si era già evidenziato nell’articolo dedicato all’ambito di applicazione della “rottamazione” – il legislatore ha posto alcuni limiti ben precisi: a titolo esemplificativo, ricordiamo che posso essere definite soltanto le somme che gli enti impositori hanno affidato ad Equitalia entro il 31/12/2016, inoltre il decimo comma lett. e) dell’art. 6 del D.l. n. 1934/2016 espressamente esclude dal beneficio della “rottamazione” “le altre sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazioni degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti dagli enti previdenziali”, con la conseguenza che, prima di procedere alla “rottamazione” il contribuente dovrà verificare la natura della somma indicata a titolo di sanzione (con riferimento all’individuazione delle sanzioni tributarie, la recente Circolare n. 2/E emanata dall’Agenzia delle Entrate l’8 marzo di quest’anno, ha chiarito che rientrano in tale categoria gli importi soggetti alla giurisdizione tributaria, così come delineata dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale).

Ipotizziamo, ad esempio, che il cittadino decida di selezionare alcuni importi riportati nel ruolo, e che, in ragione di ciò, nella domanda di definizione agevolata, indichi correttamente i dati indentificativi di alcune somme corrispondenti a sanzioni tributarie (es: conseguenti ad un omesso versamento IVA), ma aggiunga anche i riferimenti relativi ad una sanzione non rottamabile (es: sanzione irrogata dalla Banca d’Italia). In questo caso non vi sarebbe alcuna violazione in senso formale (es: mancata o errata indicazione del legale rappresentante della società contribuente), ma semmai una violazione in senso sostanziale, nel senso che l’autore della domanda ha richiesto la definizione agevolata di un carico in realtà escluso dall’ambito applicativo della stessa.

Dunque – stando alle parole dell’amministratore delegato di Equitalia e ipotizzando che almeno in una delle oltre 500 mila istanze già inviate sia presente un errore di tipo sostanziale simile a quello dell’esempio – il fatto che le domande di rottamazione siano state rigettate solo per violazioni formali ci fa pensare che gli errori sostanziali non abbiano particolare rilevanza; Equitalia procederà comunque a “rottamare” quegli importi che rientrano nell’ambito applicativo tracciato dall’art. 6 del D.l. n. 193/2016, indicati nell’istanza di definizione agevolata.

Per quanto riguarda le tempistiche entro cui procedere con l’istanza, vi sono ancora alcuni giorni utili, in quanto l’art. 1, 1 co. del D.l. n. 36 del 27 marzo scorso, ha prorogato il termine dall’originario 31 marzo al prossimo 21 aprile 2017. Con tale decreto legge, invece, non sono stati toccati gli altri termini del procedimento di “rottamazione” fissati dall’art. 6 del D.l. n. 193/2016 anche se non si può escludere che anche questi vengano modificati in sede di conversione del D.l., al fine di mantenere le stesse scansioni temporali previste originariamente.

Procedendo con ordine, il contribuente che intende avvalersi dell’istituto in esame deve compilare (anche online, seguendo le indicazioni contenute nel sito di Equitalia) l’apposito modello DA1, all’interno del quale deve indicare – oltre ai riferimenti delle cartelle di pagamento e dei carichi che vuole, definire –  i) il proprio domicilio, i) le modalità di pagamento (è possibile infatti optare per il pagamento del dovuto in un’unica soluzione oppure dilazionare l’importo fino ad un massimo di 5 rate), nonché iii) l’eventuale domiciliazione presso conto corrente bancario (in tal caso le somme saranno direttamente devolute all’Erario alle scadenze di legge, senza ulteriori adempimenti a carico del cittadino).

Circa il primo aspetto, ossia l’indicazione del domicilio, solleva interrogativi, il fatto che il mod. DA1 chieda di specificare un indirizzo fisico oppure la casella PEC. Sul punto la “Guida alla compilazione del modello”, predisposta da Equitalia per agevolare la compilazione dell’istanza, si limita ad affermare che “È indispensabile indicare il domicilio, che verrà poi utilizzato da Equitalia […] o, in alternativa, per coloro che ne dispongono, l’indirizzo di posta elettronica certificata (pec)”. Quello che non viene chiarito – e che anzi la “Guida” contribuisce a confondere – e se il concetto di alternatività indirizzo fisico/PEC sia riferito al contribuente o ad Equitalia.

Nel primo caso infatti parrebbe che una persona fisica o giuridica munita di PEC possa optare per l’una o l’altra soluzione; se si propende per la seconda ipotesi, parrebbe che l’alternativa sia riconosciuta a Equitalia, nel senso che il contribuente deve comunque indicare tutti i riferimenti e l’agente di riscossione, ai fini degli adempimenti a proprio carico relativi alla rottamazione, possa scegliere il riferimento da utilizzare. Ad ogni modo, in via prudenziale, si consiglia di riportare nell’istanza sia l’indirizzo fisico che quello PEC.

L’istanza può essere presentata sia presso gli sportelli di Equitalia, sia mediante PEC, agli indirizzi di posta elettronica, diversi per ambito territoriale, indicati a p. 4 del DA1. Circa l’individuazione dell’ufficio dell’agente della riscossione territorialmente competente, giova precisare che i rappresentanti di Equitalia – nell’ambito di un incontro organizzato con la collaborazione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma (cfr. il quesito n. 24 del documento “Rottamazione dei ruoli: le prime risposte di Equitalia ai quesiti dei commercialisti”, disponibile sul sito internet dell’ODCEC di Roma) – hanno un po’ oscuramente affermato che “Una dichiarazione di adesione può contenere cartelle/documenti riferiti a più ambiti territoriali (province); deve essere presentata – però – ad uno degli ambiti in cui si è iscritti anagraficamente”.

Posto che il riferimento ad uno degli ambiti di iscrizione anagrafica non è chiarissimo, in quanto non si precisa se si intende una iscrizione anagrafica ai fini civilistici o tributari, la risposta di Equitalia torna comunque utile nel momento in cui prevede che sia possibile condensare, in un’unica domanda, i carichi pendenti presso diverse dislocazioni provinciali dell’agente di riscossione. Circa l’individuazione dell’ufficio cui rivolgersi, stante il carattere fumoso della risposta, parrebbe più prudente rivolgersi a quello territorialmente competente con riferimento alla residenza legale per quanto riguarda le persone fisiche e la sede legale per quanto concerne le persone giuridiche.

Il prossimo e ultimo articolo dedicato alla “rottamazione”, ci occuperà invece di investigare alcuni aspetti delicati relativi all’impegno alla rinuncia dei contenziosi in corso – eventi ad oggetto i carichi “rottamabili” – che il contribuente deve assumersi nel momento in cui compila l’istanza di definizione agevolata.