La liquidità delle obbligazioni pecuniarie come criterio per la definizione della competenza territoriale, parlano le Sezioni Unite

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Le obbligazioni pecuniarie rivestono un ruolo molto importante nella pratica del diritto, sia essa svolta all’interno di un tribunale oppure nella normale vita di tutti i giorni. Nella società odierna, le obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro rivestono un ruolo predominante rispetto a qualunque altro tipo di vincolo giuridico.

Un’obbligazione, per dirsi pecuniaria, deve necessariamente avere ad oggetto il pagamento di una somma di denaro. L’affermazione, a prima vista esaustiva, è tutt’altro che completa. Infatti essa ha bisogno di essere perfezionata con l’inserimento di (almeno) altri tre criteri. In particolare, per essere completa un’obbligazione pecuniaria deve essere liquida, certa ed esigibile. Questi tre parametri individuano rispettivamente il quantum, il titolo e l’azionabilità dell’obbligazione. A conferma della necessaria compresenza di tutti questi elementi per la perfezione dell’obbligazione, si pensi che il nostro ordinamento ammette l’emissione di un decreto ingiuntivo solo se il giudice adito ne riscontra la presenza. In questa sede si prenderà in considerazione unicamente il tema dell’obbligazione pecuniaria liquida o meno, in particolare con riferimento alla individuazione del foro competente.

Ai fini della determinazione del giudice competente, Il nostro sistema legislativo pone delle differenze a seconda se l’obbligazione pecuniaria oggetto di azione giudiziaria sia liquida o illiquida. In particolare, l’art. 1182, terzo comma, c.c. prevede che il pagamento di una somma di denaro determinata deve essere eseguito presso il domicilio del creditore al momento della scadenza. In alternativa, se l’obbligazione non è liquida, il quarto comma dell’art. 1182 c.c. prevede che il luogo dell’adempimento sia il domicilio del debitore. Una differenza non da poco.

Il problema affrontato dalla giurisprudenza riguarda il soggetto legittimato a determinare la liquidità dell’obbligazione. Infatti, per potersi avvantaggiare del foro delle obbligazioni liquide, molti creditori iniziavano l’azione chiedendo il pagamento di una somma determinata, anche nei casi in cui l’obbligazione era originariamente illiquida. Questa impostazione ha trovato l’avallo di un filone giurisprudenziale della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto nel creditore il soggetto titolato a compiere una determinazione patrimoniale, rinunciando in questo modo alla liquidazione effettuata dal giudice in corso di causa (1).

Una seconda corrente giurisprudenziale ha ritenuto invece che l’obbligazione pecuniaria, per dirsi liquida, deve poter essere determinata mediante semplici calcoli aritmetici. Ogni ulteriore operazione che si renda necessaria conduce l’obbligazione tra quelle illiquide, il cui foro è quello del debitore (2).

A comporre il contrasto giurisprudenziale sopra richiamato, è recentemente intervenuta una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (3). Il Supremo Collegio ha ritenuto maggiormente convincente il secondo orientamento riportato per le ragioni che seguono. L’obbligazione non liquida, a differenza di un’obbligazione liquida, richiede necessariamente un passaggio volto a determinarne il quantum. Questo passaggio non può in alcun modo essere compiuto unilateralmente dal creditore, in quanto questo violerebbe il principio generale del favor debitoris, che rappresenta un cardine fondamentale del nostro ordinamento. Inoltre, l’impossibilità della determinazione in capo al creditore deve essere confermata anche in via interpretativa partendo dall’art. 1219, secondo comma, n. 3 c.c.. Questa norma prevede infatti che la costituzione in mora del debitore sia automatica nei casi di obbligazioni pecuniarie liquide il cui termine per l’adempimento sia inutilmente decorso. Naturale conseguenza di questa previsione è la responsabilità per il debitore ai sensi dell’art. 1224 c.c.. Ammettendo la possibilità per il creditore di determinare unilateralmente un’obbligazione illiquida, si avrebbe un sistema eccessivamente gravante sul debitore, in quanto quest’ultimo vedrebbe gravare su di sé la mora automatica ai sensi del 1219 c.c., ma senza poter provvedere spontaneamente all’adempimento del proprio debito perché non determinato nel quantum.

Le ragioni sostenute dalla Corte di Cassazione sono da ritenersi convincenti, in quanto mirano alla tutela della parte debole del rapporto obbligatorio e scoraggiano il fenomeno del forum shopping in capo ai creditori procedenti.

ENRICO AUTERO

Note:

1: cfr. Cass. civ. n. 7674 del 13 aprile 2005; Cass. civ. n. 12455 del 21 maggio 2010; Cass. civ. n. 10837 del 17 maggio 2011.

2: cfr. Cass. civ. n. 22326 del 24 ottobre 2007; Cass. civ. n. 9092 del 13 maggio 2004.

3: Cass. civ,. Sez. Un. n. 17989 del 13 settembre 2016.

Tag: obbligazione, liquida, cassazione, pecuniaria, creditore, debitore.

Categoria: diritto civile.