L’abuso della posizione dominante: “il caso Google del 2017”

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Negli ultimi giorni la sentenza dell’Unione Europea nei confronti del colosso commerciale Google ha fatto davvero molto parlare per la tematica affrontata e per l’importo della sanzione inflitta, ben 2.4 miliardi di Euro. La posizione della celebre azienda non si è stata ancora completamente definita, non si sa infatti se vorrà fare ricorso oppure no, ma le dichiarazioni sono state nette ribadendo di aver agito correttamente. Non va inoltre dimenticato che l’Antitrust europeo ha aperto altre due inchieste su Google: una in merito ad Android (riguardante le app di Google preinstallate sui dispositivi) ed una in merito ad AdSense (per le limitazioni inerenti il mercato pubblicitario). Questi ultimi eventi potrebbero essere i motivi per i quali Google potrebbe non fare ricorso.

La multa per l’azienda in questione è giunta perché come ha spiegato Margrethe Vestager, commissario Ue alla Concorrenza, essa “ha tenuto un comportamento illegale secondo la normativa Ue…e questo ha impedito ai concorrenti di competere ed ha negato ai consumatori la possibilità di scegliere liberamente”. In concreto le indagini hanno avuto come oggetto principale il servizio di acquisto c.d. “Froogle” lanciato nel 2004, che consiste nell’offrire ai clienti un servizio per confrontare le caratteristiche e i prezzi dei prodotti che si stanno cercando. Nei primi anni di lancio però, Google non ha ottenuto i numeri sperati e così dal 2008 ha modificato il nome al servizio offerto, dapprima in Product Search e successivamente nel 2013 in Google Shopping. Inoltre, cosa più importante, ha attivato un meccanismo (in 13 paesi dell’Ue) per cambiare l’ordine in cui vengono presentati i risultati di una ricerca. Il punto chiave che ha condotto alla determinazione di una sanzione nei suoi confronti è stato il fatto che secondo l’accusa ci sarebbe stato un algoritmo che avrebbe “nascosto” i prodotti dei concorrenti nelle pagine seguenti, mettendo in evidenza solo i prodotti di Google, causando così una mancanza di trasparenza e verità del messaggio, indirizzando i compratori. L’ultima multa per abuso di posizione dominante fu imposta a Intel e risale al 2009.

Quanto è successo è utile ad approfondire la fattispecie che sta alla base della decisione dell’Ue, ovvero la tutela ed i limiti della posizione dominante all’interno del mercato. Tutte le imprese (grandi e piccole, agricole o no) sono soggette alla disciplina della concorrenza. Quest’ultima si realizza quando più operatori economici all’interno del mercato rispondono alla medesima domanda di beni e di servizi. Il concetto di concorrenza perfetta si realizza nella misura in cui vi siano elementi quali la trasparenza, l’informazione, la libertà di ingresso e l’assenza di barriere. Spesso però, i fattori che contrastano con questa definizione utopica sono diversi; ad esempio le pratiche limitative, la distribuzione disomogenea delle risorse e la manodopera. La diversa combinazione, positiva o negativa, di tutti questi fattori fa sì che si creino le condizioni per favorire o meno lo sviluppo. Il legislatore italiano consente delle limitazioni legali della concorrenza per lo scopo dell’utilità sociale, la creazione di monopoli in determinati settori, i limiti negoziali che non ledano la libertà di iniziativa economica.

La tutela principale va alla libertà di iniziativa economica privata di cui all’art. 41 Cost. Le intese restrittive della concorrenza sono i comportamenti con cui le imprese limitano la propria libertà di azione sul mercato, si estrinsecano in accordi, in deliberazioni di consorzi, associazioni di imprese e organismi similari e in pratiche concordate. Ad ogni caso non tutti comportamenti sono nulli, vengono vietate solo quelle intese che hanno come effetto quello di impedire, restringere o falsare la concorrenza in maniera corposa. Inoltre, anche questi ultimi casi descritti possono essere parzialmente autorizzati o temporaneamente tollerati, sempre che non venga eliminata la concorrenza da una parte sostanziale del mercato.

L’abuso di posizione dominante si verifica quando un’ impresa ha la potestà di esercitare una forte influenza e agire senza preoccuparsi della concorrenza nel mercato nazionale o europeo e sfrutta tali potenzialità in maniera abusiva minando la concorrenza effettiva e così anche i concorrenti e i consumatori. L’impresa può avere una posizione dominante, solitamente, quando detiene quote elevate in uno specifico mercato. Non è la elevata dimensione dell’impresa a generare la minaccia, ma è necessario essere attivi su più mercati o in maniera molto preponderante in un solo mercato. I casi di abuso diposizione dominante sono sanzionate in via pecuniaria, con l’ordine di cessazione, o talvolta con la sola sospensione della attività di impresa. E’ importante chiarire, dunque, che la legge non vieta la posizione dominante in quanto tale, ma il suo abuso (art. 3 della legge n. 287/1990). Questo come precedentemente detto si concretizza quando l’impresa utilizza il proprio potere a danno dei consumatori o ne contrasta la libera concorrenza sul mercato. Ciò si concretizza in un pregiudizio del commercio tra gli Stati dell’Unione Europea che si cerca di evitare attuando la normativa comunitaria ed in special modo l’art. 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. L’intervento dell’Autorità Europea è disciplinata come dall’art. 11 della legge 5 marzo 2001, n.57.

Si può inoltre realizzare un altro tipo di abuso derivato, ovvero il c.d. abuso di dipendenza economica che si esplica nella determinazione da parte di un’impresa, nei rapporti commerciali con un’altra impresa, di un eccessivo squilibrio dei diritti e dei doveri. L’abuso di dipendenza economica si tutela attraverso l’art.9 della legge 18 giugno 1998, n. 192.

Tornando così a quanto accaduto nel caso oggetto del presente articolo, secondo l’opinione di Bruxelles, Google ha una posizione dominante sul mercato europeo, ma non è questo ciò che gli recrimina: l’accusa riguarda, come sopra ampiamento esplicato in termini generici, il fatto di avere sfruttato il proprio ruolo di leader per incrementare i propri affari nel servizio di shopping. Google, dopo aver appreso della sanzione ha dichiarato di aver fornito un servizio in linea con “l’evoluzione degli utenti” contestando il fatto che “l’indagine non tenga conto di due concorrenti come Ebay e Amazon, i quali non sarebbero in posizione di svantaggio”. La difesa del colosso commerciale si baserebbe dunque sul fatto che secondo la loro posizione la concorrenza seppure dominata da lei stessa non ha presentato alcun abuso e ciò è comprovato dal fatto che esistono sul mercato competitors, quali i due precedentemente citati, che possono sostenere perfettamente i prezzi e le modalità di servizio shopping offerte ai consumatori, tanto quanto Google.

 

Valeria Tessaris

 

Fonti e Bibliografia:

articolo di Marco Bresolin, La Stampa Economia del 28.06.2017;

www.agcm.it/concorrenza-competenza/abuso-di-posizione-dominante.html

http://www.studiocataldi.it/guide_legali/impresa-e-societa/la-concorrenza.asp

http://www.repubblica.it/economia/2017/06/27/news/google_multa_ue-169251325/

http://www.simone.it/newdiz/?action=view&id=7&dizionario=6