Le innovazioni penalistiche della legge 23 giugno 2017, n. 103: una primissima lettura

"time - nothing but time, yet never enough of it", foto di TJ McAfoos, licenza CC BY-NC-ND 2.0, flickr.com
“time – nothing but time, yet never enough of it”, foto di TJ McAfoos, licenza CC BY-NC-ND 2.0, flickr.com

Il 14 giugno 2017, come noto, la Camera ha definitivamente approvato il ddl c.d. Orlando, promulgato e poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale come legge 23 giugno 2017, n. 103 (Modifiche  al  codice  penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario).

La legge, com’è altrettanto noto, contiene una notevole ed estesa riforma della giustizia penale, sia sotto il profilo sostanziale, sia sotto quello processuale (e penitenziario). Va dato conto fin da subito, tuttavia, che le modifiche di tipo processualistico sono ben più vaste ed articolate di quelle sostanzialistiche, anche se non esauriscono di certo la portata del provvedimento.

In questo articolo si tenterà, ciò chiarito, di dare una prima e generale lettura proprio delle innovazioni penalistiche sostanziali, contenute nei primi 20 (di 95) commi dell’articolo unico di cui è composta la l. 103/2017.

In particolare, tali innovazioni riguardano la disciplina della prescrizione, l’introduzione di una nuova causa di estinzione del reato per avvenuta riparazione, l’inasprimento sanzionatorio per alcuni reati e la delega al Governo per l’emanazione di decreti legislativi in materia di regime di procedibilità per taluni reati e delle misure di sicurezza personali e per il riordino di alcuni settori del codice penale nonché della disciplina del casellario giudiziale.

a) La prescrizione

La più rilevante modifica apportata dalla legge Orlando al codice penale riguarda senza dubbio il regime della prescrizione, essendo stati riformati parzialmente gli artt. 158-161 c.p. (ossia tutti quelli relativi a tale causa di estinzione del reato, meno il 157 sui termini di base). In particolare, rilevante è la modifica dell’art. 159 relativamente alla sospensione del corso della prescrizione. A detto articolo sono infatti stati aggiunti i seguenti commi 2, 3 e 4:

  1. Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso nei seguenti casi:

1) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di procedura penale per il deposito della motivazione della sentenza  di  condanna di primo grado,  anche  se  emessa  in  sede  di  rinvio,  sino  alla pronuncia del dispositivo  della  sentenza  che  definisce  il  grado successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;

2) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di procedura penale per il deposito della motivazione della sentenza  di  condanna di secondo grado, anche se  emessa  in  sede  di  rinvio,  sino  alla pronuncia del dispositivo della sentenza  definitiva,  per  un  tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi.

  1. I periodi di sospensione di cui al secondo comma sono computati ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere dopo che la sentenza del grado successivo ha prosciolto l’imputato ovvero ha annullato   la   sentenza   di   condanna   nella   parte    relativa all’accertamento della responsabilità o ne ha dichiarato la nullità ai sensi dell’articolo 604,  commi  1,  4  e  5-bis,  del  codice  di procedura penale.
  2. Se durante i termini di sospensione di cui al  secondo  comma  si verifica un’ulteriore causa di sospensione di cui al primo  comma, i termini sono prolungati per il periodo corrispondente.

Come si nota, la legge ha aggiunto – a quelle previste dall’art. 159, c. 1, c.p. – anche due nuove cause di sospensione della prescrizione legate al progredire del procedimento penale, tentando di contemperare la profonda ratio della prescrizione (ossia quella di permettere che il decorso di un determinato periodo di tempo faccia estinguere il reato, essendo possibile uno scostamento del reo rispetto ad esso nonché scarsamente efficace sia a livello general-preventivo sia a livello rieducativo una sanzione eccessivamente tardiva) nonché l’esigenza della ragionevole durata del processo (si potrebbe dire, in certo senso, “incentivata” dalla spada di Damocle della prescrizione), con le esigenze dell’accertamento giudiziale della verità e della preservazione del lavoro compiuto nel corso di un procedimento ormai in corso.

Il risultato viene raggiunto prevedendo che la prescrizione resti sospesa per tutto il periodo di tempo decorrente tra il termine che la legge prevede per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado di condanna (anche se emessa in sede di rinvio) e la pronuncia del grado successivo, nonché, parimenti, per l’analogo periodo decorrente fra la condanna in secondo grado (nuovamente: anche se in sede di rinvio) e la pronuncia definitiva. In entrambi i casi – ed ecco il bilanciamento con le esigenze proprie della prescrizione – si stabilisce che tale sospensione non possa durare più di 18 mesi (per ciascuno dei periodo), decorsi i quali il termine prescrizionale continuerà a scorrere. Tali 18 mesi sono derogabili – a norma del nuovo comma 4 – solamente nel caso in cui su di essi si inserisca un’ulteriore causa di sospensione prevista dal comma 1, suscettibile di allungare i termini del comma 2 per la durata relativa.

Il comma 3, infine, dispone che i termini del comma 2 debbano essere recuperati al calcolo della prescrizione nel caso in cui la sentenza di grado successivo prosciolga l’imputato, ovvero abbia annullato la sentenza di condanna nella parte relativa all’accertamento della responsabilità o ne abbia dichiarato la nullità per alcuni casi previsti dall’art. 604 c.p.p.

Considerazione merita il coordinamento fra la nuova disciplina della sospensione e quella – sostanzialmente invariata – della interruzione della prescrizione ex art. 160 c.p. È infatti previsto che le sentenze di condanna (ed il decreto penale) interrompano la prescrizione. Di conseguenza, nel caso di sentenza di primo grado (o di secondo grado) di condanna, la prescrizione si interrompe, e, giusta la nuova disciplina dell’art. 159, risulta altresì sospesa, per i termini anzidetti, ricominciando a decorrere daccapo dalla sentenza successiva, sempre salvi i termini massimi di cui all’art. 161 c.p.

Nessuna puntualizzazione, invece, necessita il caso del decreto penale di condanna – al quale infatti si applica solo l’interruzione e non anche la sospensione – né quello della sentenza di proscioglimento, non suscettibile di determinare né l’una né l’altra.

La legge è intervenuta altresì ad operare alcune modifiche ed integrazioni di minore rilevanza, così schematizzabili:

1) All’art. 158 c.p. è stata introdotta la previsione per cui nel caso del compimento di alcuni reati nei confronti di minori, il termine della prescrizione decorre dal compimento del diciottesimo anno di età della persona offesa, salvo che l’azione penale sia stata esercitata precedentemente. In quest’ultimo caso il termine di prescrizione decorre dall’acquisizione della notizia di reato;

2) All’art. 159 c.p., oltre a quanto detto e ad alcune migliorie formali, è stato introdotto nel comma 1 il numero 3-ter), a norma del quale la prescrizione si sospende anche in caso di rogatorie all’estero, dalla data del provvedimento che dispone una rogatoria sino al giorno in cui l’autorità richiedente riceve la documentazione richiesta, o comunque decorsi sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria;

3) All’art. 160 c.p. è stato introdotto come causa di interruzione l’interrogatorio reso alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero;

4) All’art. 161 c.p. è stato stabilito che, ferma l’efficacia erga omnes dell’interruzione, la sospensione della prescrizione ha effetto limitatamente agli imputati nei cui confronti si sta procedendo, nonché che per alcuni reati contro la PA l’interruzione possa permettere l’aumento dei termini base ex art. 157 della metà, come già previsto per altri reati dal comma 2.

Infine, quanto al regime intertemporale, è stabilito che tutte le modifiche in esame vadano applicate ai fatti commessi dopo l’entrata in vigore della legge. Previsione ovvia – data la natura sostanziale della prescrizione – per le modifiche in malam partem (ossia la maggior parte), per loro natura irretroattive, potrebbe incorrere in censura di irragionevolezza quanto a quelle in bonam partem, invero assai scarse.

b) Il nuovo art. 162-terp. – Estinzione del reato per condotte riparatorie  

Seconda modifica penalistica di rilievo della legge Orlando è rappresentata dall’introduzione di una nuova causa di estinzione del reato per condotte riparatorie, prevista dal nuovo art. 162-ter c.p., che così dispone:

  1. Nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.
  2. Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine di cui al primo comma, l’imputato può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento; in tal caso il giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine stabilito e comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza, imponendo specifiche prescrizioni. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione resta sospeso. Si applica l’articolo 240, secondo comma.
  3. Il giudice dichiara l’estinzione del reato, di cui al primo comma, all’esito positivo delle condotte riparatorie.

Si tratta evidentemente di una causa di estinzione vincolante per il giudice, il quale ha il potere di negarne l’operatività solamente nel caso previsto dal comma 2. Ciò chiarito, non resta molto da dire, se non che i rapporti con altre cause estintive che si fondino sulle riparazioni dovranno essere risolti secondo quanto disposto dall’art. 183 c.p. e che la causa attenuante di cui all’art. 62, n. 6, c.p. si applicherà laddove i requisiti previsti dal nuovo articolo non sussistano.

Quanto al diritto intertemporale, oltre alla previsione della retroattività della nuova causa estintiva (inutile, giusto l’art. 2, c. 4, c.p.), è altresì, ed opportunamente, previsto che il giudice dichiara l’estinzione anche quando le condotte riparatorie siano state compiute oltre il termine della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

c) Inasprimenti sanzionatori

Ancora, come accennato, la legge 103/2017 è intervenuta ad inasprire il trattamento sanzionatorio per alcuni reati, in particolare per quelli previsti dagli artt. 416-ter, c. 1, 624-bis, 625, 628 e 629, c. 2, c.p.

d) Deleghe al Governo  

Infine, il Governo viene delegato all’emanazione di decreti relativi, nella loro essenzialità, ai seguenti aspetti:

1) In materia di procedibilità – introduzione della procedibilità a querela per i reati contro la persona puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a  quattro  anni,  sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, fatta eccezione per il delitto di cui all’articolo 610 del codice penale, e per i reati contro il patrimonio previsti dal codice penale, salva in ogni caso la procedibilità d’ufficio in alcuni casi;

2) In materia di misure di sicurezza – introduzione della espressa indicazione del divieto di sottoporre a misure di sicurezza personali per fatti non preveduti come reato dalla legge del tempo in cui furono commessi; rivisitazione, con  riferimento  ai soggetti imputabili, del  regime  del  cosiddetto  «doppio  binario», prevedendo l’applicazione congiunta di pena  e  misure  di  sicurezza personali, nella prospettiva del  minor  sacrificio  possibile  della libertà personale, soltanto per i delitti di cui  all’articolo  407, comma 2, lettera a), del codice  di  procedura  penale  e  prevedendo comunque la durata  massima  delle  misure  di  sicurezza  personali, l’accertamento  periodico  della  persistenza   della   pericolosità sociale e la revoca delle misure di  sicurezza  personali  quando  la pericolosità sia venuta  meno, nonché altre modifiche dovute al superamento degli OPG ed alla loro sostituzione con i c.d. REMS;

3) In materia di casellario giudiziale – modifiche generali dell’intera disciplina affinché risulti compatibile con le recenti riforme sostanziali e processuali.

In conclusione, quindi, volendo tracciare un primo commento delle riforme penalistiche qui sommariamente descritte, possiamo affermare che la modifica della prescrizione sembri effettivamente suscettibile di realizzare quel bilanciamento di cui si è detto, non comprimendo eccessivamente né le esigenze del processo (viene infatti prevista la sospensione nei termini intercorrenti fra la pronuncia di un grado di giudizio e quella successiva) né quelle della prescrizione (la sospensione è limitata alle sole sentenze di condanna e non può pressoché in nessun caso superare la durata di 18 mesi per ciascun periodo), con apprezzabile compromesso.

Non altrettanto entusiastici sembra di poter essere nei confronti dell’introduzione dell’art. 162-ter, soprattutto per questioni di sistema. Invero, l’aggiunta di un ulteriore istituto variamente riferentesi alla riparazione del reato potrebbe sollevare problemi di coordinamento con la miriade di disposizioni similari sparse nell’ordinamento, e sembrerebbe rappresentare niente di più dell’ennesimo intervento novellistico de facto “slegato” rispetto al resto del sistema.

Del tutto negativo, invece, non può che essere il giudizio sugli inasprimenti sanzionatori, come sempre, soprattutto in tempi recenti, volti a sopire un diffuso – ed a tratti ingiustificato – allarmismo dai tratti populisti (specialmente in quanto gli inasprimenti in discorso riguardano per lo più alcuni reati contro il patrimonio).

Si dovrà invece attendere l’adempimento della delega da parte del Governo per poter valutare in che senso verranno recepite ed attuate le direttive contenute nella legge Orlando. Fin da ora possiamo però avanzare perplessità sulla scelta di riservare alla querela di parte la procedibilità per alcuni reati contro la persona (fra i quali, ad es., le lesioni personali colpose semplici), data l’importanza dei beni in discorso ed il rischio che, così facendo, la giustizia penale rischi di venire in parte “privatizzata”, contrariamente ai principi di sistema.

Bibliografia:

  • Legge 23 giugno 2017, n. 103 (pubblicata in GU Serie Generale n.154 del 04-07-2017);
  • BASILE, La prescrizione che verrà, in Dirittopenalecontemporaneo.it del 17 maggio 2017;
  • ZIRULIA, Riforma Orlando: la “nuova” prescrizione e le altre modifiche al codice penale, in Dirittopenalecontemporaneo.it del 20 giugno 2017

FABRIZIO TORELLI