Indipendenza della Catalogna: Politica e diritto

Referèndum 1-O, Barcelona - Guinardó

La controversa questione della validità del referendum in Catalogna presenta due profili antitetici quanto alla loro chiarezza. Il profilo prettamente giuridico, più in particolare di diritto costituzionale, si presenta limpido e privo di ambiguità. La costituzionalità della Consultazione, tenutasi il primo ottobre, è da escludersi sulla base di un duplice ordine di argomenti. Innanzitutto la Costituzione spagnola afferma chiaramente: “l’ unità indissolubile della regione spagnola, patria comune di tutti gli spagnoli” riconoscendo inoltre il diritto all’autonomia di tutte le diverse nazionalità presenti sul suo territorio. Autonomia dunque, non indipendenza, e, soprattutto, unità. Per rafforzare inoltre questa idea l’art. 9 recita: “i cittadini e i poteri pubblici sono soggetti alla Costituzione e al rimanente ordinamento pubblico”. Chiaro quindi come l’ordinamento spagnolo cerchi, come gli altri Stati regionali ad esempio l’Italia, di salvare l’unità e garantirla, tramite concessioni di autonomia, ma nell’alveo sempre e comunque di un ordinamento unitario. L’indipendenza di una delle nazionalità presenti sul territorio è da escludersi categoricamente; un referendum in questo senso è incostituzionale.

A stesse conclusioni si perviene se si analizzano gli articoli della Carta aventi un contenuto più tecnico-legislativo, che dettano norme per la valida approvazione di leggi e di revisione della Costituzione. Innanzitutto le legge con cui il parlamento catalano ha indetto il referendum,( la Ley del referéndum de autodeterminación vinculante sobre la independencia de Cataluña) non è valida poiché è stata approvata senza la maggioranza necessaria dei 2/3 della Camera, prevista per le revisione dello Statuto di autonomia della Catalogna. Inoltre non c’è stato il preventivo parere del Consell de Garanties Estatutàries, il tribunale costituzionale della Catalogna, adibito a valutare la validità delle leggi approvate dal governo della Comunità autonoma.

Infine l’art. 168, che regola le revisioni costituzionali di ampia portata, stabilisce una procedura molto appesantita,(che in sostanza delega alle camere del Parlamento Spagnolo, con maggioranza dei 2/3, la decisione sulla questione, cui segue i loro scioglimento e una votazione ulteriore delle nuove Cortes, sempre a maggioranza dei 2/3). Tale procedura non verrà rispettata in quanto sarà lo stesso Governo Catalano a dichiarare l’indipendenza, a seguito del referendum, e quindi ad intervenire sulla modifica della Costituzione Spagnola, e del principio generale di unità.

Prendendo i considerazione gli articoli e i punti analizzati, il Tribunale Costituzionale Spagnolo si è espresso contro il referendum in questione, dichiarandolo nullo e incostituzionale. In particolare secondo i giudici, il parlamento catalano, quando cerca promuovere egli stesso un processo costituente, eccede i poteri che a lui sono riconosciuti dalla Costituzione. Pronunce simili erano state prese dalla Corte in occasioni di precedenti consultazioni referendarie, aventi lo stesso oggetto, tenutesi in Catalogna negli anni precedenti (come quella del 2014).

Ma le questioni di carattere costituzionale non possono limitarsi solamente a considerazioni di carattere giuridico; per la natura particolare di queste Carte, questioni di principi e di valori entrano in gioco, e si fanno sentire con maggior forza e problematicità, richiedendo spesso di andare oltre la norma giuridica, in sé e per sé considerata. Spostata su un piano più politico la questione è caratterizzata da un’ambiguità tanto forte, quanto forte è la chiarezza sul piano tecnico-giuridico. La regolarità delle modalità con cui si è tenuto il referendum si presta ad una duplice lettura. Hanno votato pochi, circa il 42% degli aventi diritto; la modalità di computo delle schede è ambigua; si temono irregolarità varie (si parla di persone che hanno votato più di una volta); non sempre si è votato in seggi veri e propri. Tutti questi elementi denunciano una forte inattendibilità degli esiti di una votazione avvenuta in queste condizioni. La stessa previsione di un’assenza di quorum per la validità del referendum fa sorgere seri dubbi. Però sarebbe disonestà intellettuale non considerare il pesante rilievo che hanno avuto le decisioni del Governo di Madrid, e le azioni delle Guardia Civìl sulle modalità di svolgimento dello stesso. Si è assistito in questi giorni a confisca di schede, chiusura-distruzione dei seggi, arresto di alcuni politici catalani promotori del referendum, addirittura è stato impedito fisicamente e con la violenza di esercitare il diritto al voto, fondamentale in una democrazia. Probabilmente senza queste manovre si sarebbe ottenuta una consultazione certamente più veridica. Inoltre il fatto che il 42% degli aventi diritto abbia voluto e sia riuscito, nonostante tutto, a votare, è dato che deve essere considerato. Come del resto va considerato che l’attuale governo in carica di Puigdemont aveva fatto una campagna elettorale improntata decisamente sul proposito di un indipendenza della Catalogna e ha vinto le elezioni.  A livello politico questi due ultimi eventi citati hanno un loro peso nell’orientare la lettura della questione. Tralasciando i futuri sviluppi, del tutto incerti, resta di certo la sentenza del Tribunale Costituzionale Spagnolo e un referendum che si è svolto in modalità troppo estreme per avere un valore determinante e pienamente significativo.

 L’intera vicenda in esame presenta, nella sua globalità, un ottimo caso da cui partire, per analizzare il delicato problema dell’effettività del diritto costituzionale e dei principi che ne sono a fondamento, quando, in un determinato ordinamento, una parte considerevole dei consociati si oppone a queste due realtà e agli organi che le gestiscono e le cui decisioni hanno (o dovrebbero avere) carattere cogente ed effettivo. Se, come nel caso catalano, un autorità politica locale e una parte consistente della popolazione va contro ciò che è deciso dalla Costituzione, fonte posta al vertice dell’ordinamento, e ne mina la reale effettività su tutto il territorio, che cosa succede? Come si può ricomporre la frattura in maniera accettabile giuridicamente e politicamente? In casi come quello analizzato le neutre considerazioni del diritto non sembrano avere un forza determinante qualora siano in gioco anche dinamiche di esercizio del potere politico.

Umberto Pecorari

 

Sitografia:

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/09/20/referendum-catalogna-i-no-di-costituzione-e-corte-suprema_43602433-080c-4404-a3e2-5ee857a089f7.html

http://tg24.sky.it/mondo/2017/10/02/referendum-catalogna-affluenza-risultati.html

http://www.ilpost.it/2017/09/30/referendum-catalogna-3-minuti/