Diritti umani e sicurezza nel Mediterraneo e nei Balcani. L’Agenda della Presidenza italiana dell’OSCE.

OSCE SMM monitoring the movement of heavy weaponry in eastern Ukraine

Il 22 gennaio il Circolo dei Lettori ha ospitato un dibattito sulla Presidenza italiana dell’OSCE e la sua Agenda.

Due saranno le principali linee di azioni dell’Italia durante il 2018: il Mediterraneo e i Balcani. L’Italia è da sempre un partner privilegiato per motivi geografici, storici, culturali ed economici, in particolar modo per la regione balcanica.

In via preliminare è necessario definire l’azione dell’OSCE. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa svolge un ruolo cruciale per sostenere la pace, la sicurezza e la stabilità in Europa e nel mondo, attraverso due binari interpretativi: da un lato, un forum di dialogo istituzionale e, dall’altro, le attività di cooperazione pratica, al fine di costruire e rafforzare la sicurezza. Il termine sicurezza deve essere inteso in senso lato. La sicurezza, infatti, nella post-modernità, può essere garantita solo attraverso un’azione solidale degli Stati, soprattutto a causa del fatto che non esistono più guerre definibili come locali “in senso stretto”. Le guerre attuali producono sempre degli effetti oltre i loro confini, nel mondo globalizzato.

L’ampiezza della membership rende inoltre l’OSCE la più grande organizzazione regionale per la sicurezza.

Il partenariato OSCE sul Mediterraneo vede coinvolti i Paesi del Nord Africa, ad esclusione della Libia, e alcuni attori statali del Medioriente. Le problematiche principali della regione risultano essere legate al terrorismo e all’immigrazione, tale per cui sarebbe necessario infondere in tutta l’area lo “spirito di Helsinki”. Assodata la questione che non si debba parlare esclusivamente delle “primavere arabe”, è necessario sempre più coinvolgere la sponda sud del Mediterraneo nell’azione di vicinato dell’Unione Europea. Tutto questo rientra nella strategia sul “Mediterraneo globale” che vede sempre più attori extra europei, ad esempio la Cina, come interessanti delle vicende dei quest’area.

La cooperazione è ad amplissimo raggio. Conseguentemente alcuni temi trattati dall’OSCE vanno a sovrapporsi ad azioni promosse da altri attori internazionali. In quest’ottica sarebbe auspicabile un ritorno alla missione originaria dell’OSCE, in particolare la cooperazione per la prevenzione dei conflitti.

L’azione dell’OSCE nei Balcani rappresenta un nodo cruciale per la sicurezza del continente, in primo luogo tenendo in considerazione della “pausa nell’allargamento” dell’Unione Europea verso la regione, indetta da Jean-Claude Junker nel 2014. I Balcani, infatti, manifestano, pur nelle differenze tra caso e caso, difficoltà nel rispondere alle richieste dell’Unione Europea, innanzitutto per la loro debolezza istituzionale.

L’emergere di nazionalismi allontana la prospettiva di democrazie stabili, a favore di forme di “autoritarismo competitivo” o “democrazie illiberali”. Questo stato delle cose è ulteriormente aggravato da persistenti problemi di natura economica in tutti i Paesi della regione, enfatizzati dalla disoccupazione, soprattutto giovanile.

Ciò che rende unico l’operato dell’OSCE nella regione è, innanzitutto, lo stesso principio di sicurezza omnicomprensiva che ne ispira l’operato. Le missioni sul territorio lavorano a stretto contatto con la società civile al fine di garantirne rappresentatività ed inclusione. In particolare, si ricordano le missioni per la cyber security, il controllo delle frontiere e il governo dei flussi migratori, lo sviluppo delle istituzioni democratiche, attraverso il monitoraggio delle procedure elettorali.

In conclusione, sarebbe necessario interrogarsi su quale valenza abbia il modello OSCE oggigiorno in quanto non riesce a funzionare nemmeno più al suo interno (vedasi la crisi in Ucraina). Questo è dovuto principalmente al processo decisionale interno all’organizzazione. L’unanimità da un lato permette di rassicurare tutti i Paesi partecipanti da eventuali accordi intergovernativi, ma dall’altro tale meccanismo è molto complesso e richiedere tempistiche non sempre adeguate alle necessità.