Corsi e ricorsi storici

ONU

Il concetto di diritto naturale, soprattutto nella sua antitesi col diritto positivo, rappresenta una delle elaborazioni piú tipiche della tradizione storica del pensiero giuridico europeo. Noto giá dall’Antica Grecia, culla della cultura occidentale, con la famosissima tragedia di Sofocle, “Antigone”, si è sviluppato nel corso dei secoli, trasformandosi in continuazione mantenendo la sua attualità. Ad oggi non se ne sente parlare piú molto, ma non bisogna commettere l’errore di pensare che esso appartenga oramai ad un remoto passato, tema piú di cultura di generale che d’interesse applicativo. Certo non ha più senso parlare oggi di “diritto divino”, come faceva il drammaturgo ellenico nel V a.c. ; oppure usarlo nelle dispute riguardanti il diritto di guerra o quelle sulla consuetudine, tematiche ormai ampiamente superate nello scenario contemporaneo. Ma siamo sicuri che il diritto naturale non continui ancora a vivere  oggi, seppur mascherato sotto diverse spoglie? Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, il 10 dicembre del 1948, fu approvata la Dichiarazione fondamentale dei Diritti umani. Ed é proprio questo il punto di partenza del nostro discorso. A partire da questa data, un pensiero prima interno alla sola cultura euro-americana, cercava di dotarsi invece di una validità universale, sia nel senso geografico del termine, sia nel significato, più pregnante, di corrispondente ad una verità assoluta, oggettiva. Il fatto che la Carta sia stata elaborata nel seno delle Nazioni Unite, con l’idea di valere in tutti gli Stati membri, é una conferma di questo, del carattere oggettivo, innegabile, certo, di quanto da essa affermato. Come già detto la Dichiarazione é figlia di una tradizione solo occidentale: le sue radici affondano nella Magna Charta Libertatum del 1215, proseguono, come un fiume sotterraneo nel corso dei secoli, con il Bill of Rights degli Stati Uniti e infine con la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, in piena Rivoluzione Francese. Tutt’ altro che universale quindi, nel senso geografico della parola. É innegabile che l’intero pensiero in materia dei diritti umani, oggi, a livello politico globale, e a livello di ONU specialmente, sia nutra di queste concezioni. Decisioni a livello di comunità internazionale e autorizzazioni all’ uso della forza contro Stati membri, sono state prese proprio per fermare violazioni dei diritti così come concepiti dalla Carta e come concepiti dalla cultura occidentale. Eppure la comunità internazionale é costituita da 193 Paesi, territori dotati di storia e cultura estremamente eterogenee, quando non antitetiche tra di loro, che concepiscono l’essere umano, il potere politico e i suoi limiti, in modo differente. Ciononostante le decisioni vengono prese sulla base di una visione che cerca di essere comune. La stessa produzione normativa é andata in questa direzione, evolvendosi nel solco della tradizione della Dichiarazione , volta a darne un’effettiva vigenza, ad esempio, con i tre Patti Internazionali: quello sui diritti economici, sociali e culturali; quello sui diritti civili e politici; e il Protocollo Facoltativo. Tre strumenti che vanno nella direzione di uniformare le concezioni vigenti sui diritti e che hanno  anche una ben precisa visione politica di fondo, destinata a valere per tutti (la Convenzione sui diritti civili e politici, ad esempio, l’hanno ratificata 168 Membri). Si pensi ancora all’elaborazione in materia di “Giusto Processo”, alla concezione delle garanzie e dello svolgimento dei procedimenti che sono uno dei tratti che maggiormente hanno caratterizzato il pensiero giuridico europeo e che oggi sono riconosciuti a livello internazionale. Il diritto dei diritti umani ha quindi assunto l’aspetto di un diritto naturale; di quel sistema di norme così fumoso, fondato su un concetto così ambiguo e relativo come quello di natura. Quel diritto passibile di essere riempito di una pluralità di significati, oggi diviene invece cristallizzato, sicuro nei connotati, forte abbastanza da essere imposto a livello mondiale. Le nostre Costituzioni muovono dai principi di questo diritto, uniformandosi tra loro  fino a poter riconoscere in ognuna di esse un nucleo fondamentale comune. A cominciare dall’Europa questo modello costituzionale, con annessa gerarchia delle fonti, si è diffuso in aree lontane da essa, (Asia, Africa) essendo considerato requisito per potersi definire nazione “civile”. Quando le guerre dilaniano un territorio, o le rivoluzioni lo sprofondano nel caos, si cerca di ricostruire le basi dello Stato partendo da una Costituzione, che deve ricavare i suoi principi fondamentali (se non tutti, gran parte) dalla Dichiarazione del 1948 e dalle altre Costituzioni precedenti. La stessa scelta di favore per la democrazia è  un corollario di questo sistema, in quanto viene considerata il solo modello capace di garantire appieno tutte le istanze di cui è formato questo corpus giuridico. Questo diritto dei diritti umani eredita la valenza etica che è propria del concetto di ius naturalis, come, qualcosa che attiene ad un ideale di giustizia in quanto tale; diventa giudice del diritto piú tecnico posto dalle fonti secondarie, grazie alla giurisdizione costituzionale e alle Corti di Giustizia delle entità sovranazionali. In quest’ottica un ulteriore passo avanti nell’universalizzazione dei diritti si è avuta con la creazione della Corte Penale Internazionale da parte dello Statuto di Roma del 1999, divenuta operativa nel 2002. La corte giudica dei “crimini contro l’umanità” compiuti dai Governi stessi, e la sua istituzione è estremamente significativa in quest’ottica perché, con essa, si oggettivizzano come crimini dei comportamenti che, in alcune culture, non sono minimamenti avvertiti come tali, e questo, unito al forte legame con l’etica del diritto penale, svela l’essenza naturale che emana dal diritto umanitario. Le concezioni si uniformano, la Comunità internazionale non sembra disposta a tornare indietro, a trattare sulla materia. Resistenze ci sono, ovviamente, da parte di chi sente questo diritto lontano dalla sua tradizione. Ma più forte delle resistenze sono le adesioni. I passi avanti nell’omogeneità di pensiero, nel suo riconoscimento  di veridicità sono sempre di più . Il diritto naturale esce quindi dal passato in cui è stato relegato, e vive tutti i giorni; anzi, costituisce una delle tipologie di diritto piú presenti, perché vige all’interno delle Nazioni e tra le Nazioni stesse, universale nei due sensi sopra citati: sarà questa la sua veste definitiva?

Di Umberto Pecorari

Sitografia

https://www.unric.org/html/italian/humanrights/pattiintro2.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_universale_dei_diritti_umani

http://www.europaoggi.it/content/view/309/45/