FOLKENS C. WYLAND: LA RAPPRESENTAZIONE DI UN’IMMAGINE RISCONTRABILE IN NATURA NON È TUTELABILE CON IL DIRITTO D’AUTORE

copyright
Un’idea, un’immagine che si può facilmente trovare in natura non è protetta da copyright. Questo è quanto ha stabilito la Corte d’Appello statunitense del non circuito.

Di che si tratta? Il caso Peter Folkens c. Wyland Worldwide. I fatti: nel 1979 Peter Folkens dipinse due delfini che si incrociano in un semplice ambiente marino, senza altri elementi particolari.

Successivamente Folkens portò Robert Wyland, altro artista, di fronte a un giudice per “Life in the living sea”, opera di quest’ultimo che, a detta di Folkens, violava i diritti legati all’opera del ’79. Entrambi i lavori rappresentano la stessa scena, gli stessi crossing dolphins.

Partendo da questi fatti emerge chiaramente la dicotomia, tipica del diritto d’autore, tra idea ed espressione.

Quando un’opera è protetta? Non semplicemente quando si tratti della rappresentazione di una mera idea, ma quell’idea dev’essere plasmata, interpretata, creata dall’autore come espressione della sua personalità.

Ci sono numerosi esempi di come un’idea diventa espressione: si pensi al caso  Nichols c. Universal Picture corporation in cui l’autore di un’opera teatrale lamentava la copia di essa per la produzione di un’altra opera cinematografica. Qui la Corte non individuò alcuna violazione di un diritto dell’attore, trattandosi, per quanto riguarda la trama, di una semplice idea e non di un’espressione dell’autore (una storia estremamente semplice e comune, senza elementi di personalità); la copia di essa, quindi, è lecita e non viola alcun diritto.

Tornando al nostro recente caso è proprio su questa dicotomia che si sviluppa il ragionamento delle parti e della Corte.

Folkens ammette effettivamente che l’immagine di due delfini che nuotano in mare non è tutelabile, ma se si va nello specifico del suo dipinto, egli sostiene, si ha un’immagine protetta, in quanto la posizione degli animali non è naturale ma appositamente creata a fini artistici da un istruttore. Si tratterebbe quindi di una specifica volontà espressiva dell’autore con l’ausilio dell’istruttore e, in quanto tale, protetta.

Dall’altra parte Wyland sostiene che la pista seguita dal suo opponente non è corretta, perché gli animali sono portati dall’istruttore a porsi in una posizione che è necessariamente naturale, che necessariamente si trova in natura, non si può creare qualcosa che non è nella natura dei delfini.

La corte, come già detto, si pone a favore del convenuto, in pieno accordo con quanto egli sostiene.

Il giudice, in particolare, sostiene che “[…] è appropriato concludere che nessun giudice ragionevole possa trovare sostanziali similitudini di idee ed espressioni”. In particolare si pone l’attenzione agli elementi delle opere diversi dai soggetti principali ed emerge che i lavori non sono sostanzialmente simili se non per il fatto che presentano entrambi una coppia di delfini incrociati, il che, si ripete, non è un elemento tutelabile.

La corte concorda con il convenuto nel ribadire che l’intervento dell’istruttore non esclude che l’immagine possa essere così trovata in natura e afferma che le idee riscontrabili in natura sono patrimonio dell’umanità e in quanto tali non si può rivendicare su esse alcun diritto e quindi non si può prevenire l’uso di quell’immagine da parte si altri soggetti.

Ancora su questo elemento, su cui i giudici si sono soffermati particolarmente, si dice che: “l’idea alla base del diritto d’autore è quella di proteggere espressioni ed espressività uniche e di incoraggiarle; non è quella di dare all’artista, che per primo mostra una scena naturale, il monopolio su quella scena, proibendo ad altri di mostrarla. Concludiamo che la raffigurazione di due delfini incrociati nel mare, uno in una posizione verticale e l’altro in orizzontale, è un’idea prima espressa in natura e, come tale, rientrante nel patrimonio comune dell’umanità. Nessun artista può utilizzare il copyright per evitare che altri raffigurino quell’idea naturale”.

Chiarito, con sufficiente approfondimento, questo punto, la corte non nega totalmente un diritto in capo a Folkens, ma è un diritto che si limita al suo uso della tecnica pittorica, tra cui rientra ad esempio il bianco e nero, di quella scena, diritto che non è pregiudicato dal dipinto a colori di Wyland raffigurante i delfini incrociati con angolazioni diverse.

Folkens, quindi, nella sua posizione, avrebbe dovuto allegare elementi più specifici del suo diritto, non limitandosi alla forma principale dei due animali: sarebbe necessario valutare la posizione esatta di essi, la luce, i colori e altri elementi specifici espressi dall’artista da cui far emergere la sua personalità.

Per concludere è bene sottolineare come sia interessante questa sentenza per quanto riguarda la comparazione tra due opere rappresentanti un elemento naturale e per quanto riguarda il fondamentale rapporto tra semplice idea ed espressione nella materia del diritto d’autore.

Qui emerge che l’unica similitudine sta nella parte rappresentante i delfini, con un “copyright sottile”, senza alcun pregiudizio, ma, in altri casi, potrebbero ben emergere molti più punti in comuni facendo quindi emergere una violazione di quel diritto che l’autore può rivendicare sulla sua opera.

Davide Bertone

 

SENTENZA: https://cases.justia.com/federal/appellate-courts/ca9/16-15882/16-15882-2018-02-02.pdf?ts=1517594445