Deflazione e “riparazione” nel nuovo art. 162-ter c.p.

Courtroom One GavelAll’interno delle numerose novità, introdotte con la c.d. riforma Orlando (L. 23 giugno 2017, n. 103) nel settore del diritto penale e processuale penale, ve n’è una che tenta di conciliare le esigenze di deflazione processuale – da tempo all’attenzione del legislatore – con quelle che guardano alla “giustizia riparativa”. Si tratta del nuovo art. 162-ter del codice penale, rubricato “Estinzione del reato per condotte riparatorie”, il quale prevede che “nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado [ecco la realizzazione dell’intento deflativo], il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato”. L’articolo prosegue poi con un’affermazione innovativa e dalle rilevanti conseguenze: “il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo”.

La possibilità offerta al giudice di “andare oltre” la mancata accettazione della persona offesa rischia di essere la più rilevante differenza che distingue le ipotesi in cui si può applicare questo articolo da quelle in cui vi sia la rimessione della querela da parte dell’imputato, ciò che determinerebbe l’estinzione del reato ai sensi, questa volta, dell’art. 152 c.p. a causa del venir meno della condizione di procedibilità. L’istituto, quindi, sembra soffrire del limitato ambito di applicazione, riferendosi unicamente ai reati procedibili a querela soggetta a remissione, e non anche a quelli a querela irretrattabile o ancora a certe fattispecie procedibili d’ufficio. Sotto questo profilo, il legislatore ha scelto di trasformare il regime di procedibilità (da quella d’ufficio a quella a querela di parte) per i reati in cui l’interesse privato alla riparazione dell’offesa ha un peso preponderante rispetto all’interesse pubblico alla punizione del reo. La relativa delega al Governo ad adottare decreti legislativi per la modifica del regime di procedibilità, è stata data considerando anche che in numerosi procedimenti per reati procedibili d’ufficio – il cui bene giuridico tutelato è però di tipo individuale – la riparazione integrale del danno è sufficiente soltanto a evitare l’ingresso nel processo o a far uscire dallo stesso la persona offesa, la quale, ottenuta la ristorazione richiesta, non ha più interesse alla ulteriore punizione del reo. Interesse, quest’ultimo, che venuta meno la parte civile anche la parte pubblica fa fatica a continuare ad intravvedere. Nella prassi, inoltre, ciò che fa propendere la parte per la rimessione della querela è proprio il risarcimento del danno in favore della persona offesa, che qui è presupposto per l’applicazione stessa dell’istituto. Di più: il risarcimento del danno può essere riconosciuto sotto forma di offerta reale (artt. 1208 segg. c.c.) formulata dall’imputato, che il giudice può ritenere congrua nel caso di specie e quindi dichiarare l’estinzione del reato pur in presenza della mancata accettazione della persona offesa. Proprio le critiche a questa possibile soluzione, tra l’altro, avevano portato presto (L. 4 dicembre 2017, n. 172) ad aggiungere un ultimo comma all’articolo in esame, escludendo dall’ambito di applicabilità dell’istituto il delitto di atti persecutori (c.d. stalking) di cui all’art. 612-bis del codice penale.

Il nuovo art. 162-ter rischia quindi secondo alcuni di rimanere una “lancia spuntata”, limitandosi a diventare lo strumento con il quale il giudice, in casi limitati, può superare l’eventuale persistenza della volontà punitiva del querelante, pur in presenza di condotte idonee a reintegrare l’offesa, in termini di risarcimento e di eliminazione delle conseguenze del reato (Maruotti). Se da un lato le finalità deflative sono parzialmente esaudite, dall’altro, rimanendo il discrimine tra estinzione del reato per remissione della querela ed estinzione per condotte riparatorie rimane riferito – in sostanza – ai casi in cui il giudice ritiene congruo il risarcimento in disaccordo con la persona offesa, risulta difficile iscrivere questo istituto tra quelli c.d. di giustizia riparativa, la quale mira alla riconciliazione tra autore e vittima del reato e sottintende attività riparatrici, di mediazione, finanche di pentimento del reo e non di (mero) risarcimento del danno, non condiviso.

Pietro Piccaluga

Bibliografia:

 

  • Rocco Gustavo Maruotti, La nuova causa di estinzione del reato per condotte riparatorie di cui all’art. 162 ter cp tra (presunta) restorative justice ed effettive finalità deflative: prime riflessioni de iure condito, in questionegiustizia.it, 20 giugno 2017

 

  • Emanuele Sylos Labini, La nuova causa di estinzione del reato per condotte riparatorie non si applicherà al delitto di stalking: brevi riflessioni a margine della Legge 172/2017, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 1

 

  • Giovanni Vagli, Brevi considerazioni sul nuovo articolo 162-ter c.p. (estinzione del reato per condotte riparatorie), in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 10

 

  • Stefano Maria Corso, Le ricadute processuali dell’estinzione del reato per condotte riparatorie, in Archivio Penale, 2017, n.3