Il sostituto processuale del difensore-procuratore può costituirsi parte civile? La parola alle Sezioni Unite Zucchi

enoc-valenzuela-biblia1

Le Sezioni Unite sono state chiamate a dirimere un dubbio interpretativo in ordine alla facoltà del sostituto processuale di costituirsi parte civile. Fornendo una soluzione al quesito tendenzialmente negativa, la Corte di Cassazione nel suo massimo consesso è giunta a consentire due deroghe al principio, qualora sia presente personalmente la costituenda parte civile all’udienza ovvero qualora nella procura speciale rilasciata al difensore sia espressamente prevista la facoltà di nomina di sostituti processuali ai fini della costituzione di parte civile.

«Il sostituto processuale del difensore al quale soltanto il danneggiato abbia rilasciato procura speciale al fine di esercitare l’azione civile nel processo penale non ha la facoltà di costituirsi parte civile, salvo che detta facoltà sia stata espressamente conferita nella procura o che il danneggiato sia presente all’udienza di costituzione»[1].

Questa la soluzione cui sono pervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sul tema della legittimazione del sostituto processuale del difensore di fiducia e procuratore speciale a costituirsi parte civile nel processo penale.

Per giungere a tale approdo ermeneutico, il massimo Consesso ha fornito una attenta disamina degli artt. 76, 78, 100, 102 e 122 c.p.p., nonché ha ripercorso l’evoluzione storica (e ondivaga) degli arresti giurisprudenziali succedutisi nel corso degli anni.

Come noto, l’esercizio dell’azione civile nel processo penale fonda le proprie radici non solo nel codice di rito, bensì è sostenuta a monte sia da una relativa previsione nel codice penale (artt. 185 ss. c.p.) sia dall’art. 2043 c.c. che cristallizza la responsabilità aquiliana: in altre parole, con la costituzione di parte civile la persona offesa (rectius: il danneggiato) dal reato, anche a mezzo di procuratore speciale, decide di esercitare un’azione di stampo marcatamente civilistico nel processo penale volta ad ottenere la restituzione e il risarcimento dei danni subiti a causa della condotta criminosa posta in essere dal reo.

Tratteggiata così brevemente la funzione della costituzione di parte civile, è necessario analizzare le varie disposizioni codicistiche volte a consentire un valido ingresso della parte privata eventuale all’interno del processo penale, alla luce anche della lettura fornita da ultimo con la sentenza delle Sezioni Unite in commento.

Queste ultime, come detto, per giungere alla soluzione in precedenza riportata, fondano il proprio orizzonte cognitivo sulla litera legis e sulla funzione che la procura speciale assume in relazione sia alla facoltà di costituirsi parte civile, sia di rappresentare la parte privata nel processo penale.

Il cardine normativo da cui prendere le mosse è l’art. 74 c.p.p., a mente del quale l’azione civile per le restituzioni e il risarcimento del danno «può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno», e tale azione «è esercitata, anche a mezzo di procuratore speciale, mediante la costituzione di parte civile» (art. 76 c.p.p.). In altre parole, l’articolato codicistico ammette un esercizio di tale azione sia personalmente, sia per il tramite di un soggetto munito di procura speciale, la quale, ai sensi dell’art. 122 c.p.p., deve rispettare taluni crismi formali a pena di inammissibilità: la natura pubblica dell’atto ovvero la scrittura privata autenticata eventualmente anche dal difensore, la determinazione dell’oggetto per cui è conferita e il riferimento ai fatti per i quali è concessa[2].

Non solo la procura speciale ai fini dell’esercizio dell’azione civile nel processo penale deve rispettare i requisiti legislativi, dal momento che anche l’atto di costituzione di parte civile stesso deve essere redatto secondo i canoni formali richiesti dall’art. 78 c.p.p. Inoltre, l’articolo testé citato prescrive due differenti modalità pratiche con cui la parte privata può entrare nel processo penale per richiedere le restituzioni e il risarcimento dei danni: la dichiarazione[3] di costituzione di parte civile può infatti essere presentata direttamente in udienza, dalla parte stessa o dal procuratore speciale (art. 78, comma 1, c.p.p.); ovvero può essere depositata in cancelleria fuori udienza e, in questo caso, deve essere necessariamente notificata, a cura della parte civile, alle altre parti (art. 78, comma 2, c.p.p.).

Alle predette formalità si affianca la necessità della rappresentanza processuale in giudizio delle parti private per il tramite di un difensore munito di procura speciale (art. 100 c.p.p.): è proprio tale imposizione normativa, unitamente alla facoltà di esercizio dell’azione civile nel processo penale per il tramite di un procuratore speciale, che è stata foriera di un acceso contrasto giurisprudenziale culminato con l’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite del 17 ottobre 2017.

Dopo aver ripercorso i punti di ancoraggio normativo della rappresentanza della persona offesa e danneggiata dal reato, la Suprema Corte – prima di proseguire nell’analisi dei filoni esegetici seguiti dalle singole sezioni – brillantemente pone le basi della propria ermeneusi su di una bipartizione relativa alla natura delle suddette procure speciali, dal momento che il legislatore utilizza la stessa locuzione con due accezioni nettamente distinte.

La prima facoltizza la persona offesa costituenda parte civile, che non voglia o non possa essere presente al momento della costituzione, a delegare l’esercizio del diritto sostanziale alla richiesta di restituzioni o risarcimento del danno a persona terza, concedendo così la legitimatio ad causam al difensore ovvero ad altro soggetto all’uopo incaricato. Infatti, sebbene nella quotidianità delle aule di giustizia il difensore vesta anche i panni del procuratore speciale ai fini della costituzione di parte civile, tale associazione non è imposta dalla legge: il procuratore speciale può, invero, essere un soggetto terzo e non necessariamente il difensore a cui è rilasciata l’altra procura speciale a stare in giudizio.

Proprio questa seconda natura permette alla Corte di Cassazione di rinvenire nella procura speciale conferita ex art. 100 c.p.p. la legitimatio ad processum. A differenza della prima, quest’ultima non implica alcuna disposizione del diritto soggettivo fatto valere dal danneggiato dal reato in sede penale, ma impone a quest’ultimo di essere rappresentato nel processo da un difensore. Vi sono quindi, alcune nette differenze intercorrente tra la procura “sostanziale” e quella “processuale”: la prima insiste sulle nature facoltativa della procura ex artt. 78 e 122 c.p.p. e obbligatoria di quella ex art. 100 c.p.p.; la seconda risiede nel soggetto al quale la procura può essere conferita (qualsiasi soggetto la prima, un avvocato la seconda); la terza consta nella differenza tra legittimazione sostanziale e legittimazione processuale.

In altre parole, la predetta distinzione implica che, «laddove il soggetto legittimato ad causam si costituisca, esercitando l’opzione in tal senso consentita dalla legge, a mezzo di procuratore speciale, siano necessarie due procure speciali, di cui una volta a conferire il potere di esercitare il diritto alla restituzioni e al risarcimento (rappresentanza sostanziale), e l’altra diretta ad attribuire lo ius postulandi (rappresentanza processuale): procure che, come frequentemente accade, ben possono essere conferite al medesimo soggetto così attribuendosi al difensore nominato procuratore speciale sia la rappresentanza sostanziale sia quella tecnico-processuale»[4].

Tratteggiato così i tratti distintivi delle due differenti procure speciali, battezzate gorgonicamente con il medesimo termine dal legislatore, è necessario domandarsi se il sostituto processuale del difensore ex art. 102 c.p.p. possa esercitare il diritto di costituzione di parte civile in vece del difensore di fiducia legittimato ad causam. Sul punto, prima della presa di posizione della Suprema Corte consultis classibus, erano emersi nella giurisprudenza di legittimità e di merito tre orientamenti, due totalmente contrapposti e un terzo – abbracciato anche dalle Sezioni Unite – che adottava una linea di compromesso.

Il primo di tali orientamenti consentiva al sostituto processuale del difensore di costituirsi parte civile in propria vece senza che potesse essere sollevata alcuna eccezione[5], dal momento che «l’art. 102 non esaurirebbe la sua funzione nell’ambito della mera rappresentanza processuale ma si estenderebbe al piano della vera e propria titolarità del diritto»[6]. Esacerbando tale lettura, la sezione quinta Fulco[7] era finanche giunta a sostenere che il sostituto processuale del difensore svolgesse un mero compito materiale consistente nel deposito in udienza dell’atto di costituzione di parte civile. Tale lettura non convince, dal momento che così ragionando si introdurrebbe nell’ordinamento una terza modalità di costituzione di parte civile differente dal deposito in cancelleria e dalla presentazione in udienza: si sarebbe al cospetto di un ibrido consistente nel “deposito in udienza” non contemplato da alcuna disposizione codicistica e avversato dalla stessa lettera del codice di rito, dal momento che «il deposito in udienza dell’atto di costituzione, quale compito, per così dire, materiale-esecutivo […] presupporrebbe, a monte, una costituzione già intervenuta»[8].

In ogni caso, a prescindere da tale ultimo estremo, la possibilità di nominare sostituti processuali ai fini della costituzione di parte civile indistintamente non convince la Suprema Corte. Quest’ultima, infatti, ribadendo la netta distinzione che intercorre tra le due procure speciali, evidenzia come l’ambito applicativo dell’art. 102 c.p.p., appunto deputato alla designazione di sostituti processuali, esaurisca i propri effetti con riferimento esclusivamente alla legitimatio ad processum, escludendo pertanto dal novero dei diritti esercitabili dal sostituto quello di costituirsi parte civile[9].

Altro orientamento, diametralmente opposto a quello testé riportato e avversato dalla Suprema Corte, sosteneva che in nessun caso il difensore-procuratore ad causam potesse conferire una “sub-procura” sostanziale al proprio sostituto processuale[10], sulla base di una netta differenza ontologica intercorrente tra i due istituti processuali della procura ad causam e di quella ad processum[11].

Il terzo orientamento, sposato anche dall’autorevole arresto delle Sezioni Unite Zucchi, era volto a bilanciare il diritto del soggetto danneggiato dal reato a costituirsi parte civile e di quello dell’imputato a che tale costituzione fosse proposta nel rispetto del dettato legislativo. Sempre tenendo in considerazione la summa divisio intercorrente tra la natura sostanziale della procura ex artt. 76 e 122 c.p.p. e quella processuale di cui all’art. 100 c.p.p., la Corte di Cassazione era giunta a sostenere che la persona offesa e danneggiata dal reato potesse conferire espressamente nella procura ad causam una facoltà di sub-delega a un eventuale e non ancora designato sostituto processuale ai fini dell’esercizio dell’azione civile nel processo penale[12]: diversamente ragionando, ossia richiedendo espressamente ex ante l’indicazione dell’eventuale sostituto processuale, si finirebbe col richiedersi un «esercizio di puro formalismo» contrario non solo alle esigenze processuali[13], bensì anche a quelle difensive: è noto che, per le più varie circostanze, si disconosce chi effettivamente presenzierà all’udienza di costituzione di parte civile fino a poco tempo prima dell’udienza stessa.

In questo caso, infatti, la costituzione di parte civile effettuata dal sostituto (procuratore) processuale deriva il proprio diritto-potere dalla procura speciale conferita al titolare della difesa e “primo procuratore”, dal momento che il titolare del diritto sostanziale sotteso alla costituzione di parte civile ha espresso la propria volontà a che un soggetto diverso dal difensore di fiducia si costituisca parte civile.

Per dirla con le parole delle Sezioni Unite, affinché «il potere di “sostituzione” sia legittimamente conferito appare necessario e sufficiente che il danneggiato preveda una tale possibilità in capo al difensore-procuratore speciale all’interno della procura di cui agli artt. 76 e 122 cod. proc. pen: “necessario”, perché solo tale ambito formale garantisce che al sostituto venga delegato il diritto sostanziale di cui il mandante è titolare, e “sufficiente” perché non può pretendersi, all’estremo opposto, che il danneggiato conferisca una ulteriore apposita procura speciale direttamente in capo al sostituto processuale»[14].

Infine, è bene segnalare come le Sezioni Unite abbiano recepito l’orientamento in virtù del quale la presenza della persona offesa alla celebrazione dell’udienza in cui è presente il sostituto processuale sana il vizio della procura ad causam rilasciata esclusivamente al difensore di fiducia. Ciò in virtù del fatto che, così come accade nella scelta di un rito alternativo da parte dell’imputato, l’espressione di volontà è presentata direttamente dalla parte privata costituenda parte civile in sede di udienza preliminare ovvero dibattimentale[15].

In definitiva, quindi, vi possono essere tre differenti modalità con cui il soggetto danneggiato dal reato può costituirsi parte civile. In prima battuta, egli può esercitare il proprio diritto personalmente durante la celebrazione dell’udienza fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento; in secondo luogo può conferire al difensore di fiducia due legitimationes ad causam et ad processum; infine può conferire la procura sostanziale a un soggetto terzo diverso dal difensore di fiducia e incaricare quest’ultimo della sola rappresentanza processuale una volta intervenuta la costituzione di parte civile.

Note:

[1] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 13.

[2] Nel caso in cui la procura speciale sia rilasciata da una Pubblica Amministrazione, è sufficiente che sia sottoscritta dal dirigente dell’Ufficio e sia munita del sigillo di quest’ultimo.

[3] Sebbene il termine “dichiarazione” possa far presupporre che la costituzione di parte civile è un’azione permeata da oralità, invero è un vero e proprio atto scritto in assenza del quale non può validamente instaurarsi l’azione risarcitoria.

[4] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, pp. 6-7.

[5] V., tra le altre, Cass., Sez. V, 07 marzo 1995, n. 3769, Prati, in CED 201061; Cass., Sez. V, 14 dicembre 2012, n. 10396, Malfagia, in www.cortedicassazione.it; Cass., Sez. V, 24 ottobre 2013, n. 51161, Morozova, in www.cortedicassazione.it.

[6] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 8.

[7] Cass., Sez. V, 16 febbraio 2017, n. 18508, Fulco, in CED n. 270208.

[8] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 10. Di diverso avviso E. Grisonich, Le Sezioni Unite sul rapporto tra costituzione di parte civile e sostituto processuale, in www.penalecontemporaneo.it, 11 aprile 2018, secondo la quale «è, altresì, da rilevare che l’interpretazione qui sostenuta non andrebbe a introdurre – come affermato dalle Sezioni Unite – una terza modalità di costituzione di parte civile, integrata dalla mera redazione dell’atto: infatti, pare potersi affermare – conformemente a quanto previsto dall’art. 78 c.p.p. – che la costituzione continui a perfezionarsi con il deposito della dichiarazione in udienza, solo che non sarebbe necessario l’adempimento personale del difensore.

[9] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 10.

[10] V., tra le altre, Cass., Sez. III, 13 maggio 2005, n. 22601, Fiorenzano, in CED 231793; Cass., Sez. V, 23 ottobre 2009, n.6680, Capuana, in CED 246147; Cass., Sez. V, 03 febbraio 2010, n. 19548, Schirru, in CED 247497; Cass., Sez. III, 05 novembre 2014, n. 6184, Dami, in www.cortedicassazione.it; Cass., Sez. II, 12 maggio 2016, n. 22473, Rando, in www.cortedicassazione.it; Cass., Sez. II, 08 marzo 2017, n. 15812, Kalid, in www.cortedicassazione.it; Cass., Sez. V, 28 giugno 2017, n. 38769, Santarelli, www.cortedicassazione.it.

[11] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 7.

[12] V., tra le altre, Cass., Sez. V, 07 gennaio 2016, n. 18258, Luciotti, in www.cortedicassazione.it; Cass., Sez. III, 29 dicembre 2015, n. 50329, Vitali, in www.cortedicassazione.it.

[13] Cass., Sez. V, 04 febbraio 2014, n. 14718, Scaravilli, in www.cortedicassazione.it.

[14] Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 12.

[15] V. Cass., Sez. Un., 16 marzo 2018, n. 12213, Zucchi, in www.cortedicassazione.it, p. 13; Cass., Sez. IV, 26 ottobre 2017, n. 49158, Sanapo, in www.cortedicassazione.it.

BIBLIOGRAFIA

M. Acquaviva, Sezioni Unite: sostituto processuale e costituzione di parte civile, in www.salvisjuribus.it, 05 aprile 2018.

M. Berardi-M. Riccardi, Il sostituto processuale e la costituzione di parte civile: le Sezioni Unite optano per la “terza via”, in www.giurisprudenzapenale.it

A. Di Tullio D’Elisiis, Quando il sostituto processuale del difensore ha la facoltà di costituirsi parte civile, in www.diritto.it,  

E. Grisonich, Le Sezioni Unite sul rapporto tra costituzione di parte civile e sostituto processuale, in www.penalecontemporaneo.it, 11 aprile 2018.

OSCAR CALAVITA

Leave a Reply

Your email address will not be published.

*